Valentino, i ternani ed il club dei n° 1

Il circuito Ricardo Tormo di Cheste situato ad una ventina di chilometri da Valencia, giusto al lato dell’autostrada che conduce verso Madrid, ospiterà anche quest’anno, come ormai di consuetudine, l’ultimo atto del Motomondiale. 

Inaugurato nel 1999 infatti, e con la sola eccezione della passata stagione, ininterrottamente dal 2002 piloti e team si ritrovano sui suoi quattromila metri ed oltre per disputare l’ultimo atto di un campionato che a volte vi arriva già deciso nei risultati mentre in alcune occasioni, ancora con i titoli iridati in ballo. Tutto sommato però, nulla che non rientri nella normalità e nella routine di uno sport di girovaghi.

Quest’anno però il Gran Premio de la Comunitat Valenciana non sarà un qualcosa di banale, ammesso che mai lo sia stato, ma un evento unico ed irripetibile. Quello di domenica infatti, sarà l’ultimo GP disputato da Valentino Rossi, Il Dottore, Vale46 o come volete chiamarlo. 9 i titoli mondiali vinti in tutte le categorie possibili, dalla 125cc passando alla quarto di litro, dalla 500cc alla MotoGp, 115 i successi, 235 podi, 65 pole position, 96 giri veloci, 6.351 i punti conquistati, e ci sono da sommare quelli eventualmente conquistati questo weekend,  il tutto in 26 stagioni di mondiale. Ma anche una 8 Ore di Suzuka …

Ci sarebbe da scrivere tantissimo su Vale ma questo sicuramente lo hanno fatto, lo stanno facendo e lo faranno in molti; quello che invece ci piace ricordare è come Terni, ed alcuni ternani, siano stati comunque importanti, e determinanti, nella sua carriera, perlomeno agli inizi. Valentino ha un papà di none Graziano, anche lui pilota, che a cavallo degli anni ’70 e ’80 ha gareggiato per diverse stagioni in quello che allora veniva chiamato il Circus. Inevitabile la sua conoscenza con Paolo Pileri cosi come con Pierfrancesco, suo fratello, che lo seguiva in pista. Quando il giovane Rossi iniziò a intraprendere la via delle gare, prima con la Sport Pruduction e poi sognando le moto più grandi, iniziò un vero e proprio pellegrinaggio da Pesaro verso la Conca con l'unico scopo di convincere i fratelli ternani, che già avevano conquistato con il Team Pileri un paio di iridi grazie a Loris Capirossi, a fargli provare una 125. Come ricorda lo stesso Pierfrancesco nel corso dell’intervista che abbiamo pubblicato nel numero 83 di Daje mò, Era il giugno del 1993 ed era già un ragazzino più avveduto del padre (ndr Valentino), anche se non ci voleva molto … Graziano era venuto decine di volte a Terni per convincerci a farlo provare con noi ed alla fine organizzammo quell’uscita in pista. Ricordo che faceva  freddino quella mattina e Valentino andò piano, cosa che però io apprezzai. Insieme a lui c’erano Loris, Gresini, Lopez e D’Agnano; lui Valentino girò più forte di D’Agnano e prese un secondo da Lopez che però già aveva partecipato all’Europeo. Ricordo un aneddoto: Gresini, al termine del test, sorrise, Loris molto meno. Secondo me aveva già capito cosa sarebbe diventato …

Non è quindi una bugia dire che il fondo schiena del Dottore si posò su una moto vera per la prima volta, grazie a dei ternani.

Passano gli anni, per la precisione due, Valentino gareggia con la Sandroni e poi con l’Aprilia con la quale vince il Campionato Italiano e fa terzo nell’Europeo, il tutto durante il 1995. E’ ora di pensare in grande ed allora in scena entra un altro ternano, Giampiero Sacchi. La sua conoscenza, o meglio sincera amicizia, con Gino Amisano patron della AGV, è di lunga data e risale a quando lo storico marchio tricolore faceva bella mostra sulle carenature dello stesso Team Pileri. L’idea, ma forse è meglio dire l’utopia, di costruire una squadra per far debuttare Rossi nel Motomondiale si concretizza quando lo stesso Amisano decise di supportare l’avventura e cosi facendo, di dar vita alla Scuderia AGV. Era il 1996 ed in una freddissima giornata di inizio anno, all’Autodromo di Monza, viene presentata alla stampa: Valentino Rossi in 125 e Luca Boscoscuro in 250. Una grande famiglia più che un team, allora privatissimo, dove non soltanto GP (per tutti Giampero Sacchi) era ternano ma tanti altri, iniziando da Fabrizio Manciucca che era il telemetrista, da me stesso che mi occupavo della logistica, da Artemio e Mario che rendevano l’hospitality un posto gradevole, genuino e per questo, sempre affollatissimo.

Da quel 31 marzo del 1996 a Shah Alam, in Malesia, sino al GP del Mugello del 2010, Valentino Rossi non ha più saltato una gara iridata.  Il debutto fu segnato da una sesta posizione a soli sette secondi dal vincitore, Stefano Perugini, e sempre durante la stessa stagione, Vale conquistò il suo primo podio in occasione del GP d’Austria a Zeltweg e, soltanto dopo un paio di settimane, la prima vittoria in Repubblica Ceca a Brno: era il 18 agosto. La n°1 di 115, una serie limitata, una cosa per intenditori veri. Ma non finisce qui perché nel 1997, sempre GP, allestisce il Team Aprilia Nastro Azzurro, questa volta ufficiale, e non poteva essere diverso.  La stagione sarà trionfale con 11 vittorie su 15 gare, 321 punti conquistati e, soprattutto, il titolo iridato. Malesia, Spagna, Italia, Francia, Olanda, Imola, Germania, Brasile, GB, Catalogna ed Indonesia, diventeranno quinte teatrali per accogliere i modi bizzarri di festeggiare di Valentino. Anche in questo caso è il titolo iridato n°1 di 9, altra serie limitata per intenditori veri!

A voi che state leggendo dico una cosa: se è vero che andando a spasso per il Mondo, pronunciare il nome di Terni  non renderà immediato l'associarlo con San Valentino o la Cascata delle Marmore, è altrettanto vero che ma se parlate con degli appassionati di motori, Terni ed i ternani verranno messi di diritto all’interno di un club esclusivo, quello dei n° 1!

Buona vita Vale e grazie di tutto ...

di Roberto Pagnanini

 

 

 

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