Remo Venturi: uno spoletino con Terni nel cuore

Remo Venturi: uno spoletino con Terni nel cuore  
Molte volte lo abbiamo nominato e, raccontando di moto e motori a Terni, non poteva che essere cosi. Remo Venturi non è ternano ma bensì di Spoleto, non vive e tanto meno ha mai vissuto a Terni ma il suo passato di Campione e di uomo con Terni ha avuto molto a che vedere, non fosse altro che per la grande amicizia che lo legava a due concaroli e motociclisti DOC: Libero Liberati e Renzo Rossi. Remo, persona mite, modesta e di cui la grande umanità traspare in ogni occasione, nasce a Spoleto il 21 aprile del 1927 e dopo un breve trascorso prima da pattinatore e poi da ciclista, nel 1950 inizia la sua carriera di pilota di moto. Gli inizi sono casuali e simili a quelli di altre mille storie: un’officina gestita con il fratello, una DKV che durante la settimana serve al noleggio e che, il sabato e la domenica, si trasforma in bolide indossando cilindro, pistone, testata e carburatore della festa, tanto coraggio e un pizzico di fantasia. Un mix perfetto per affrontare di buona lena le gare di terza categoria. Un motto di dannunziana memoria recita memento audere semper e per certo, quella voglia di osare non è mai mancata a Remo che, con grinta e cattiveria in pista, si guadagna  uno sconto, concesso direttamente dal signor Morini in persona, per l’acquisto di una 125cc, moto con la quale iniziò a raccogliere qualche soddisfazione nel 1951. Il primo grande successo però arriva soltanto nel ‘54 quando, alla guida di una FB Mondial 175cc, vince la Milano-Taranto. Ma il sogno era il mondiale e il debutto nel Circus si materializza su quello che ancora oggi rimane una delle icone degli appassionati: il teutonico tracciato  del Norburgring. Sui quasi 23 chilometri di curve da percorrere più volte, Remo conclude la sua prima gara iridata in terza posizione a soltanto 1,6 secondi del vincitore Ubbiali e praticamente al fotofinish con lo svizzero Taveri, il tutto in sella ad una MV Agusta 125. Terzo lo sarà anche a fine campionato avendo collezionato, oltre a quello tedesco, altri due podi rispettivamente in Olanda ed in Italia, terminando secondo in entrambi gli appuntamenti. Sempre nel 1954, in occasione del 6° Circuito dell’Acciaio a Terni vinto da Liberati, Remo viene ingaggiato grazie anche al fresco trionfo nella Milano-Taranto; per lui sono pronte 100.000 lire ed una Gilera Saturno 500cc messagli a disposizione dagli organizzatori. Sulla moto di proprietà di Alessandro Marconi, grande appassionato e amico del dottor Giulivi allora presidente del Moto Club Terni, viene sostituito il motore con uno buono normalmente usato dal pilota ternano. E’ la prima volta che Venturi gareggia con una moto di grande cilindrata e forse anche per questo non riesce a partire bene ed è cosi costretto ad una rimonta che, a suo dire, risulta però abbastanza facile tanto da convincerlo a continuare a cimentarsi in futuro tra le 500cc. Senza dubbio una scelta vincente visti i risultati che poi arriveranno. Dal 1955 sino al 1962, lo spoletino è pilota ufficiale MV e con la casa varesina partecipa nel mondiale sia nella ottavo che nella quarto di litro, cosi come nella 350 e nella classe regina. Le migliori annate sono senz’altro quelle del 1959 e del ‘60 quando colleziona due titoli italiani e due di vice-campione del mondo nella mezzo litro alle spalle di John Surtees, vincendo anche il GP d’Olanda. Nel frattempo, nel 1957, sempre in sella alla MV, Remo si aggiudica anche il Motogiro d’Italia. E’ ancora campione italiano nel 1962 e poi nel ‘64 ma questa volta in sella alla Bianchi che però, dopo la sua liquidazione avvenuta nello stesso anno, lo vede costretto a migrare verso la Benelli prima e la Gilera poi. Venturi può anche vantare un ulteriore primato e cioè quello di aver portato alla vittoria per l’ultima volta la Gilera 4 cilindri concludendo primo nel 1966 in occasione della Mototemporada Romagnola corsa a Riccione, davanti ad un certo Giacomo Agostini … A proposito di record poi, c’è da segnalare la sua presenza all’interno dello squadrone Guzzi che nel 1969, sul circuito di Monza, stabilì ben 19 record mondiali di velocità più uno: si quello stabilito proprio da Remo capace di uscire miracolosamente incolume da una incredibile caduta causata dallo scoppio del pneumatico posteriore! Una carriera da ricordare che soltanto nel mondiale lo ha visto collezionare ventidue podi con una vittoria, quattordici secondi posti e sette terzi, tre giri veloci e due titoli di vice-campione del mondo. Ma Remo non è soltanto questo, Remo non è soltanto un Campione ma una persona splendida con la quale trascorrere il tempo ascoltandolo raccontare cento, mille aneddoti. In occasione del GP d’Italia di Enduro che si disputò a Piediluco nel 2008, fu pubblicato il libro Nessuno Mai, la presunzione dei fatti che raccontava quasi un secolo di motorismo ternano. Bene, quella fu per me l’ottima scusa per trascorrere insieme a lui interi pomeriggi a Monteluco, seduti al fresco e li, raccogliere quei ricordi ancora vivi e perfettamente conservati che portava nel cuore, il tutto insieme al suo amico Pirro Loreti, il meccanico di Liberati e di Renzo Rossi. Ho visto più di una volta i suoi occhi velarsi di tristezza ed anche di qualche lacrima quando mi raccontava di Libbero cosi come di quella infanzia difficile e povera dalla quale proveniva, dei mille sacrifici e, finalmente, di quel successo che però non lo aveva cambiato. Ricordi capaci di dipingere un mondo che oggi sarebbe impossibile anche soltanto immaginare come quello  legato alla sua prima partecipazione al Circuito dell’Acciaio nel 1950 che lo vide protagonista insieme a Paolo Campanelli. Remo, attento all’abbigliamento per quanto possibile, riuscì in quella occasione a rimediare una tuta di pelle, gli stivaletti, i guanti ed il casco, forse una taglia più grande, tanto da doverlo indossare sopra ad un cappello per aggiustarlo alle sue necessità mentre Campanelli si presentò al via con i calzoni corti. Si correva così ed era importante portare a casa la diaria. Oppure quando la sua amicizia con Liberati lo portò a condividere con lui molti momenti, viaggi, trasferte ed anche scaramanzie. Un esempio? Remo non poté mai più poggiare tuta e casco sul letto in presenza di Libbero da quando una sera, in albergo, lo rimproverò dicendogli che quel fare avrebbe portato sfortuna. Una amicizia vera quella tra Remo ed il ternano cosi come quella con Renzo Rossi. Amicizie che si sono intrecciate anche nella tragedia cosi che, il primo al quale Liberati volle raccontare della opportunità datagli dalla Gilera per il suo ritorno alla corse nel 1962, fu proprio Remo; una opportunità che di conseguenza apriva le porte ad una altrettanto importante per Rossi che avrebbe potuto cosi usare la vecchia moto del ternano, lasciata libera, che per certo era più performante della sua. Quel 5 marzo poi, il destino ha voluto cambiare sogni e speranze trasformandole in disperazione e rabbia, ma quella è tutta un’altra storia. Oggi Remo, alla bellissima età di novantadue anni, sembra voler vincere anche il tempo e di sicuro ci sta riuscendo perché quella sua modestia, quella sua gentilezza, quella sua semplicità non hanno tempo ma bensì lo attraversano esattamente come lui ha attraversato  la storia delle corse motociclistiche e del motociclismo. Dall’era pionieristica delle corse di paese, tra la gente, senza nemmeno le  balle di paglia, sino ai circuiti cittadini e poi le corse di Gran Fondo in mezzo al traffico, fino agli autodromi permanenti. Ha sfidato i più grandi miti da Bandirola a Liberati, da Mendogni  a Masetti, passando per Provini, Ubbiali, Surtees, Read, Hailwood, Agostini, Pasolini. Ha incontrato i personaggi che hanno fatto la Moto: i Conti Agusta e Boselli, Arturo Magni, Giuseppe Taglioni, Lino Tonti, Checco Costa, De Deo Ceccarelli, Giuseppe Gilera, Morini, i fratelli Benelli. Cosa dire? Grazie Remo, non sarai nato a Terni, ma sappiamo che la porti nel cuore cosi come nel nostro c’è un posto per te.

 

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