MotoGp: Silverstone, li dove decollavano gli Spitfire, di Roberto Pagnanini

Una configurazione classica, uno standard per quasi tutti gli aereoporti militari inglesi costruiti durante la seconda guerra mondiale, tre piste disposte a triangolo da dove, in base alle necessità ed alle condizioni meteo, decollavano e atterravano  i velivoli della RAF, la mitica Royal Air Force: questo era Silverstone.

Era da li che la più imponente ed importante forza armata britannica impiegata nella difesa dei cieli contro la tedesca Luftwaffe al grido di Per ardua ad astra (attraverso le asperità si giunge alle stelle), si alzava in volo per scrivere pagine indelibili di una storia tragica; Spitfire ed Hurricane da una parte, Messerschmit e Junkers dall'altra, eroi dell'aria in entrambe.

A fine conflitto bastarono soltanto tre curve e qualche tratto di strada situato lungo il perimetro per trasformarlo in quello che, per oltre trent'anni, sarebbe stato il tracciato capace di ospitare gare di auto e moto e dove nel 1951, Josè Gonzales si aggiudicò il Gran Premio di Gran Bretagna, prova valida per il mondiale di Formula 1, consegnando alla Ferrari la sua prima vittoria nel Circus.

Oggi Silvertsone è un circuito modernissimo che è tornato ad ospitare però un GP del Motomondiale soltanto nel 2010, dopo ben 23 anni mentre per la cronaca, la prima volta fu invece nel 1977 dato che sino ad allora, l'appuntamento iridato britannico, si correva all'Isola di Man. 

3.67 miglia, 18 curve e 770 metri di rettilineo da percorrere, per ciò che concerne la MotoGp, per 20 volte, situato in una terra, quella del Regno Unito, che ha prodotto alcuni dei migliori piloti nella storia del motociclismo mondiale come Geoff Duke, Mike Hailwood, John Surtees, Phil Read, sino a giungere a Barry Sheene, soltanto loro sommano 31 titoli iridati nelle varie categorie, senza dimenticare chi oggi tiene alti i colori dell Union Jack e quindi Cal Crutchlow, Scott Redding, Bradley Smith e Sam Lowes.

Ma se dovessimo indicare il Re del Silverstone moderno, dovremmo chiamare in causa Jorge Lorenzo che sul tracciato inglese ha vinto 4 volte, una in 250 e tre in MotoGp, l'unico capace di ripetersi sul gradino più alto del podio dato che, quanto meno nella classe regina e dal 2010, tutti gli altri sono stati in grado di aggiudicarsi soltanto una vittoria come Stoner, Marquez, Rossi, Viñales e Dovizioso.

Ed il maiorchino arriva in Inghilterra non soltanto dopo la splendida vittoria conseguita in Austria, la terza nel 2018 in sella alla Ducati, ma anche dopo la giornata di test tenutasi a Misano Adriatico dove ha confermato il suo splendido momento di forma girando più veloce del compagno di box Dovizioso e confermando lo stato di grazia della sua Ducati.

Lorenzo sembra ormai aver capito come domare la rossa, anche se in ritardo sulla tabella di marcia immaginata da Ducati e pianificata con il suo ingaggio, e sta provando un recupero che certamente ha quasi dell'impossibile su Marc Marquez, lontanissimo a quota 201 contro i 130 del connazionale, ma dalla sua terza posizione ha già messo nel mirino Valentino Rossi, secondo con 142 punti e che ha si ricevuto le scuse del Project Manager Yamaha, scuse che per cultura nella terra del Sol Levante sono rituali ed alla base delle ragioni sociali, che dalla Casa di Iwata si aspetta qulla competitività che sembra mancare.

In tutto questo il nostro buon Danilo Petrucci arriva a Silverstone dopo aver scalato una posizione in classifica generale, adesso è sesto, e dopo una Top 5 in Austria anche se ad oltre 13 secondi dal vincitore Lorenzo e 11 dal podio.

Danilo su questa pista, era il 2015, conquistò il suo primo podio nella MotoGp dei suoi sei all'attivo sino ad ora, giungendo secondo alle spalle di Rossi, partendo addirittura con il 18° tempo in prova; lo scorso anno invece, con Dovizioso vincitore, per lui un ritiro soltanto dopo 3 giri.

Un GP che comunque si presenta con due grandi incognite: il meteo e la scelta degli pneumatici.

Se nel primo caso poco si potrà scegliere, per ciò che concerne le coperture da utilizzare entrerà in gioco una nuova variabile costituita dalla completa riasfaltatura a cui è stato sottoposto il tracciato inglese e che non è mai stata testata.

Michelin da parte sua porterà a Silverstone 4 tipi differenti di pneumatici relativamente al posteriore ed altrettanti per l'anteriore e questo, in teoria, dovrebbe garantire a tutti i piloti di adattare le moto al loro stile di guida ma, è ormai una consuetudine che le coperture abbiano rappresentato l'incognita maggiore sino ad oggi.

Ultima nota relativa agli orari, in questo caso rivisti in base alle esigenze di fuso e, a tal prposito, di seguito quelli delle tre gare di domenica:

12:20 Moto3, 14:00 MotoGP e 15:30 Moto2

 

 

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