MotoGp: Petrucci, Barcellona e ... un contratto da firmare? di Roberto Pagnanini

Se non qualcosa di differente, Barcellona deve rappresentare di certo qualcosa di speciale per Danilo Petrucci che qui, almeno negli ultimi anni, si è trovato sempre a dover commentare fatti che un po’ la vita gliela hanno cambiata.

Un segno del destino? Magari soltanto casualità e coincidenze di una storia, quella di Perux, che vuole raccontarsi mantenendo delle costanti e che magari ha scelto la Catalunya come scenario. Un po’ come i romanzi di Carlos Ruìz Zàfron o i gialli di Manuel Vàzquez Montalbàn e del suo commissario Pepe Carvalho che di Barcellona, e di quello che la circonda, non ne  possono prescindere.  E cosi, esattamente come lo scorso anno, nella sala stampa del Circuito di Montmelò fu chiamato a commentare il suo neo status di pilota ufficiale Ducati, un accordo concluso giusto durante il week end precedente al Mugello, adesso ci è arriva dopo aver vinto il suo primo gran premio in carriera, tra l’altro proprio sul tracciato toscano. Già, la prima vittoria in MotoGp, una vittoria giunta al termine del 124° gran premio al quale ha partecipato nella classe regina. La carriera di Danilo è stata un po’ atipica per quello che noi siamo soliti immaginare o per lo meno, si è sviluppata al di fuori dal contesto del Motomondiale e di quei campionati che con consuetudine definiamo propedeutici per un pilota. Non è fatta di 2t da ottavo di litro o di 250cc, oppure di Moto3 o Moto2 ma da sempre, o per lo meno da quando ha deciso di lasciare le ruote artigliate del trial e del cross, specialità nelle quali da bambino è stato anche Campione Italiano, per quelle slick che equipaggiavano moto derivate di serie, sbk e sempre e soltanto 4t. La gavetta lui l’ha fatta nel Campionato Italiano, in quello Europeo, che vince nel 2009 nella classe Superstock 1000, nella 1000 FMI Cup dove nel 2011 finisce secondo a soli due punti dal titolo ma dove, sempre nello stesso anno, si laurea Campione Italiano Under 25. In pista, e con le moto grandi, lui ci va da piccolo grazie all’altro Danilo, suo padre, che lo porta a girare con una R1 un po’ datata ma della quale dimostra non avere particolari timori reverenziali. Il passaggio nel Motomondiale avviene nel 2012 quando nelle oscure stanze dove la FMI e la Dorna studiano i regolamenti, viene partorita l’idea delle CRT, le Claiming Rule Team, che sono chiamate a partecipare insieme alla MotoGp. Per farlo possono utilizzare propulsori derivati di serie mentre tutto il resto è libero. L’opportunità è quella della Ioda di Giampiero Sacchi, altro ternano che delle corse ha fatto la propria vita. Tre anni insieme, difficili senz’altro, un progetto ambizioso, un sogno che ha unito chi voleva entrare nel mondo dei costruttori e chi, di quel mondo voleva essere un protagonista in sella. E questo per Danilo è stato: una occasione che gli ha permesso di entrare nel mondo dei grandi. Si, perché volenti o nolenti, ed io sono il primo a dispiacermene, la MotoGp è vista ancora cosi, un’elite, una casta, un club per pochi dove si devi essere bravo, ma dove la presentazione, e chi la fa, conta molto. Gli anni in Pramac, la sua grande determinazione, il suo coraggio, i saper essersi guadagnato la Ducati ufficiale e la sua prima vittoria al Mugello, sono un capolavoro e al tempo stesso la testimonianza reale che lottando tutto è possibile. Mai però dimenticarsi il passato perché se da qualche parte stiamo andando, è perché da li veniamo. E di futuro, all’ombra della vittoria del Mugello, Danilo dovrà parlare con i vertici della Ducati. Se Miller poteva essere una minaccia in vista del 2020 al fine di andare a posare le terga sul sellino della sua rossa ufficiale, cosi come Bautista che in Sbk con la V4R sta facendo faville, il podio di Le Mans e la vittoria in terra toscana hanno fatto salire le quotazioni di Petrux che a tutt’oggi però, conta soltanto su un contratto in scadenza a fine anno. Ipotizzare un rinnovo a questo punto è tutt’altro che una idea da scartare anzi, diciamo che potrebbero esserci dei segnali che lo vedrebbero dato per deciso, ma se cosi fosse, se gli venisse proposto o se avesse già firmato, quali sarebbero o a quali condizioni? Una resa incondizionata di speranze e sogni a favore di Dovizioso? Il ruolo di Cavalier servente da riservare no ad una nobildonna del ‘700 ma al caposquadra all’altro angolo del box? L’insofferenza del forlivese è molto più che palpabile ed in Ducati sono consapevoli di ciò cosi come del fatto che la loro creatura, intesa come moto, è capace di vincere su circuiti con caratteristiche anche molto differenti tra loro a differenza di Dovizioso che invece, qualcuno proprio non lo digerisce. Ergo? Il pallino passa nelle mani di Gigi Dall’Igna. Si, proprio lui. Lo sviluppo della moto è l’unica arma per sperare di contrastare Marc Marquez cosi che il vantaggio tecnico diventi fondamentale per sperare di portare a casa il mondiale. Già qui a Barcellona si ipotizzano particolari nuovi da provare, non è chiaro se durante il week end di gara o nei test previsti lunedì e martedì, ma intanto bisogna correrlo questo GP. E mentre Petrux si fa in quattro per dichiarare la sua disponibilità ad aiutare il Dovi a vincere il titolo, dopo il Mugello il forlivese forse ci crede un po’ di meno all'aiuto di Danilo. L’obiettivo per Petrux rimane sempre il podio e il gioco di squadra la strategia, lui si sgola nel ripeterlo ma per cortesia, facciamo che la cura non sia peggiore del male perché troppo lungo è ancora il mondiale …

 

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