MotoGp: Ci siamo, adesso si che inizia il Mondiale, di Roberto Pagnanini

Ci siamo, adesso si che inizia il Mondiale! No, non abbiamo il calendario da rimettere o qualche problema temporale ma è risaputo che il Mondiale, quello vero, per gli addetti ai lavori inizia questo week end a Jerez de la Frontera. Da sempre è stato cosi e non perchè i tre gran premi disputati sino ad ora non facciano classifica, ma perchè non a caso, nei decenni passati, uno degli appellativi per il campionato dedicato ai prototipi era appunto Continental Circus. Un insieme di piloti più o meno ufficiali, una carovana fatta di moto e camion che girava in largo e in lungo l'Europa per partecipare appunto al Motomondiale, il tutto da marzo a ottobre. Non tantissime le gare, una decina ed a volte anche meno, una tribù che ruotava intorno all'amore per uno sport, il motociclismo, fatto di tute nere ed espedienti per sbarcare il lunario, un po' quello che accade comunque anche oggi a parte le tute cge adesso sono più colorate. Di certo non ci si arricchiva ma la speranza per quei piloti privatissimi, era quella che una domenica girasse tutto alla perfezione tanto da aprire, magari, le porte dell'ufficialità. Detto questo veniamo ai giorni nostri e al di là delle retorica, possiamo davvero sostenere che questo campionato inizi in Andalusia perchè, almeno per ciò che concerne la MotoGp, erano anni che la classifica iridata non risultava cosi corta. I primi quattro sono racchiusi in 9 punti, in pratica si inizia da capo. Dovizioso ne ha 54, Valentino 51, Rins 49 e il pentacampeon Marquez 45. E' come se in Qatar, in Argentina ed in Texas si fosse andati in vacanza. Non che siano mancati spettacolo e polemiche, di quest'ultime tra alette e cucchiai ce ne sono state in abbondanza, ma in termini di economia di campionato anche Danilo Petrucci, quinto, è a soli 24 punti dalla vetta, meno di una vittoria. Già, la vittoria, questa chicca che ancora oggi non brilla nel curriculum di Petrux o, per lo meno, non è annoverata nel suo palmares da quando è entrato a far parte dell'elite della MotoGp. Questa è la sua ottava stagione nella massima cilindrata, il primo GP risale al 2012 quando prese il via in Qatar in sella alla Ioda-Suter del progetto tutto ternano di Giampiero Sacchi, per un totale di 121 partenze delle quali 69 con la Ducati e, di queste, 3 guidando quella factory. Per Danilo il 2019 rappresenta l'opportunità da ufficiale che tanto aspettava e che si è guadagnato con fatica e costanza. Benissimo nel pre campionato quando durante i test è stato molto veloce, un pochino meno alla luce di queste tre prime trasferte. Si sa, Andrea Dovizioso è la punta con la quale la Casa di Borgo Panigale spera di riportare il Mondiale in bacheca e sino ad ora non ha tradito le aspettative collezionando due podi, una vittoria ed un terzo posto, ai quali si aggiunge la quarta posizione in Texas mentre Danilo ha concluso tre volte sesto. Poco? Difficile dirlo. Andrea è alla sua settima stagione sulla Rossa e conosce la Ducati, ed il metodo di lavoro interno al team, meglio di qualsiasi altro oltre che essere andato vicino alla conquista del al titolo per ben due anni consecutivi, nel 2017 e nel 2018, quando è arrivato secondo; il ternano arriva invece da quattro campionati in Pramac, sempre Ducati ma non da ufficiale, vestendo la tuta da pilota di una squadra satellite. I problemi non mancano e tra tutti, quello della gestione degli pneumatici è il più importante dovuto magari anche ad uno stile di guida da rivedere. “La tappa di Jerez, sulla carta, è più favorevole al mio stile di guida rispetto alle prime tre gare - ha dichiarato Danilo nel pre gara andaluso -.Nei test invernali qui ero stato veloce, anche se le condizioni probabilmente saranno piuttosto diverse nel weekend, ed anche in gara lo scorso anno avevo lottato per il podio fino alla fine, quindi sono abbastanza fiducioso.  Fin qui abbiamo raccolto comunque punti importanti, mantenendo la quinta posizione nella classifica iridata, ma chiaramente voglio essere più competitivo in gara. Questa piccola pausa è stata utile per ricaricare le batterie ed individuare alcuni particolari da ottimizzare durante il weekend. Stiamo lavorando su piccoli dettagli che possono fare la differenza, e non vedo l’ora di scendere in pista”. Ma se quello di Jerez dovrebbe essere un tracciato privo di incognite per i piloti, quest'anno la situazione si presenta in maniera differente. Il management del circuito andaluso ha infatti raccolto le lamentele dovute alla tenuta dell'asfalto dopo i lavori effettuati lo scorso anno e cosi, ha provveduto a sostituire buone parte del manto stradale. Il problema è che dopo questi lavori non si è più girato in pista e quindi nessuno conosce quella che potrà essere la resa degli pneumatici. La Michelin per tentare di dare una soluzione a questo fatto, ha portato nel paddock ben quattro differenti tipologie di gomme sia per l'anteriore che per il posteriore divise non soltanto tra soft, medie e dure ma anche con profili asimmetrici con la parte destra, quella più stressata, più dura. Tanto lavoro da svolgere quindi e magari, se tutto va come si deve, arriva quella domenica che ti cambia la vita ...

 

Sponsor

Antonelli ottica
Bar Pietro
Brilliant Service

 

Galleria fotografica