Intervista a Francesco Tiberi, Delegato Provinciale CONI: "Terni città con vocazione sportiva", di Roberto Pagnanini

Francesco Tiberi, ternano, imprenditore e dallo scorso mese di maggio Delegato Provinciale per Terni del Comitato Olimpico Nazionale si presenta puntualissimo presso il nuovo CONI Point. Lui che è stato fortemente voluto dal presidente regionale Domenico Ignozza per ricoprire quell’incarico di coordinamento ed interlocuzione con tutte le realtà sportive locali, non è una persona prestata allo sport ma è un uomo di sport. Atleta prima e dirigente poi, è cresciuto nel mondo della scherma e da schermitore ha conquistato la medaglia d’oro nel Fioretto Grand Veterans a squadre ai Campionati Europei contro la Gran Bretagna, con lo sguardo rivolto ai mondiali che si svolgeranno in Egitto il prossimo Ottobre. In casa Tiberi lo sport è sempre stato un life motive costante con papà Gianfranco presidente della Ternana e consigliere nazionale della lega calcio ed il fratello Alberto attuale presidente del Circolo della Scherma di Terni. Questo nuovo corso di Daje mò non poteva quindi che iniziare con una intervista a chi dello sport ternano ha il termometro in mano e che, meglio di chiunque altro, può valutarne salute e prospettive. 

Terni è una città con una grande vocazione sportiva sia per ciò che concerne la pratica che l’organizzazione stessa di eventi legati allo sport – Esordisce Frencesco Tiberi -, ed è la seconda in Italia per numero di manifestazioni sportive programmate. C’è fermento, voglia di lavorare e svolgere attività sportiva. In questi pochi mesi ho avuto modo di valutare lo sport ternano a 360° e rendermi anche conto delle infinite problematiche esistenti, problematiche legate a fattori differenti  che ogni specialità presenta. In generale posso dire che lo stato attuale di salute è buono e che possiamo contare su tante persone, istruttori ed atleti con una gran voglia di fare e di lavorare.

Però il quadro dipinto dal Sole 24 Ore relativamente all’Indice di Sportività delle città italiane  non è cosi roseo

Non contesto questa ricerca anche se i risultati che ne scaturiscono mi lasciano un po’ perplesso. E’ vero che siamo al 54° posto nella graduatoria nazionale ma è anche vero che abbiamo tenuto nonostante l’attività sportiva vada di pari passo con altri aspetti legati al territorio. La crisi attuale per esempio, con la quale si deve confrontare anche la nostra amministrazione comunale,  non aiuta. L’89° posizione per ciò che concerne lo sport e i bambini e la 92° che prende in considerazione la formazione non dipingono un quadro idilliaco; il fatto di contare però su tante persone disposte a lavorare e fare mi rende ottimista.

La pratica sportiva si lega alla salute ed al benestare fisico; iniziarla in età scolare è quindi fondamentale. A Terni siamo in linea con questa priorità? Quale è il rapporto tra CONI e scuola e quali progetti sono previsti?

Lo sport deve essere inteso prima di tutto come attività fisica che accompagni di pari passo la crescita  e la vita di ogni individuo. E’ salute, è socializzazione, è condivisione e questi sono valori che vanno inculcati sin dalla tenera età. In cattedra con i campioni  per esempio, è un progetto pensato dal CONI che si rivolge ai bambini delle elementari tramite il quale atleti di differenti discipline hanno portato la loro esperienza nelle scuole. Questo però non basta perché poi quando tornano nelle loro aule, i ragazzi praticano lo sport soltanto per un paio d’ore alla settimana. Troppo poche. Molti di loro quando decidono di approcciare lo sport in maniera più seria non hanno neppure la capacità di compiere gesti atletici banali come una capriola. Il CONI fa senza dubbio la sua parte a livello periferico dove cerca di proporre lo sport da un punto di vista ludico.

La qualità della pratica sportiva è proporzionale a strutture adeguate ed all’altezza: qual è lo stato attuale di quelle presenti nella nostra provincia? Sono previsti degli investimenti?

Siamo in linea con gli altri e noi non stiamo peggio degli altri. E’ innegabile che ci sono situazioni complesse che hanno bisogno di trovare soluzioni adeguate. Un esempio? Non più tardi di un mese fa è emersa una problematica legata alla certificazione della prevenzione incendi degli impianti che rischiavano cosi la chiusura. Con un lavoro concertato tra CONI, comune e provincia  siamo riusciti a trovare una soluzione tale che oggi permette agli impianti di risultare fruibili. Il problema grande però è un altro e cioè che buona parte delle attività sportive si svolgono nelle palestre scolastiche che sono poche  in relazione agli atleti ed alle specialità e per di più, hanno bisogno di manutenzioni profonde. Comunque sono ottimista per il futuro; nei giorni scorsi ho avuto notizie dalla provincia che sembra aver reperito dei fondi tramite i quali buona parte degli gli impianti esistenti saranno rimessi a norma entro il 2020 e questo permetterà di tenerli aperti ed utilizzabili.

Lei è stato fortemente voluto dal presidente del CONI regionale Ignozza per guidare la delegazione provinciale di Terni: qual è il rapporto di interlocuzione con i vertici sportivi regionali?

Ancora oggi mi chiedo perché il presidente abbia voluto me per questo incarico; è stato davvero inaspettato e, se devo essere sincero, sono stata l’ultima persona ad esserne infornata. Conosco Ignozza da tanti anni e voglio sperare che mi abbia scelto per il mio essere un uomo di sport. Ci sentiamo con regolarità, lo aggiorno e ci confrontiamo; questo è fondamentale per un rapporto di fiducia e proficuo per il nostro territorio. Spesso noi ternani siamo propensi al piangerci addosso, ci lamentiamo e per di più non siamo partecipativi mentre io credo che se vuoi cambiare le cose devi esserci, questa è l’unica maniera per riuscirci e vale a qualsiasi livello.

Lo sport italiano è strutturato in tante federazioni che a loro volta, sono la casa di associazioni. Le ASD rappresentano la spina dorsale dello sport nazionale ed ormai vanno gestite al pari di vere e proprie aziende. In una situazione come quella attuale dove reperire sponsorizzazioni e finanziamenti è sempre più difficile se non impossibile, quale è il supporto che offre il CONI?

Questo è secondo me è il vero problema. Le ASD sono associazioni sportive dilettantistiche private che perseguono le loro finalità senza scopo di lucro e con la situazione attuale non sono e non possono essere autosufficienti. Istruttori, maestri, allenatori, affitti per gli impianti o convenzioni che prevedono a volte l’utilizzo in cambio di manutenzioni, oltre alle spese correnti, rappresentano voci di costo importanti alle quali le stesse associazioni non sempre riescono a far fronte. Il CONI in maniera diretta non sovvenziona le ASD.  In Francia, Germania o Inghilterra gli istruttori o il personale equiparato sono dipendenti dello stato e questa è una formula che si potrebbe riprendere anche in Italia. Da noi tutto ricade sulle casse delle associazioni che sono chiamate ad autofinanziarsi. Non è concepibile che chi utilizza o a volte realizza da privato impianti sportivi destinati alla pratica sportiva di base, debba essere gravato delle stesse imposte di chi fa delle attività sportive una  forma di lucro. Il CONI tramite le ASD ha una funzione pubblica e sociale importante perché aiuta, mi spingerei sino a dire sostituisce, lo Stato nella formazione sportiva.

E di questa rivoluzione che ha preso di mira lo sport italiano che punta ad un ridimensionamento degli stessi poteri del CONI cosa ne pensa?

Il CONI negli anni passati era totalmente autonomo anzi, tramite il Totocalcio sosteneva tutto lo sport nazionale. Con questa nuova impostazione, la Sport & Salute SpA si farà carico anche della raccolta delle scommesse destinando una quota tra l’11% ed il 13%, a tutte le attività sociali, sportive, culturali e simili, nonché a proposte di sviluppo per la loro diffusione. Mi sembra scontato che questo rappresenti un cambio epocale nonché una grande limitazione anche nella stessa autonomia del CONI. La mia speranza è che non vada ad influire sulle attività e sulla qualità delle stesse soprattutto a livello periferico e di base.

A che punto è il Calendario degli Eventi, un qualcosa su cui Lei ha puntato molto?

Ci stiamo lavorando perché è assurdo pensare di avere nello stesso giorno due o più manifestazioni, magari anche a livello nazionale o internazionale, organizzate su Terni. A settembre verranno pubblicati i calendari da parte delle varie federazioni e in base a questo vedremo come agire. Vi sembra possibile, cosi come si era ventilata l’idea, che si pensi di organizzare a Terni nel 2021 quattro mondiali differenti, tutti nello stesso mese?

Lo sport è sempre più utilizzato per la promozione  e lo sviluppo del territorio: cosa pensa in proposito? Lei crede che il tanto citato “turismo sportivo” possa essere trainante per Terni?

Ne sono convinto e le faccio un esempio: io vengo dalla scherma e lo scorso anno abbiamo portato a Terni per una manifestazione di tre giorni, oltre 1300 atleti con una ricaduta sul territorio di quasi un milione e mezzo di euro. Il turismo sportivo fa muovere ogni settimana migliaia di persone che si spostano per partecipare a  manifestazioni e gare. Terni sotto questo punto di vista è una città ricca perché può vantare grandi società, grandi atleti e qualità organizzative eccellenti. Il problema è un altro: la ricettività alberghiera.

Stadio, nuovo Palazzetto dello sport, Cittadella dello sport, progetti che oltre a riqualificare un’area importante della città rappresenterebbe anche un nuovo inizio per lo sport a Terni.

Ho visto il progetto ed è indubbio che sia un bello ma il problema è sempre il solito: come sarà gestito? E’ un investimento privato e la mia domanda è: quanto dovranno pagare le società per poterne usufruire? Torniamo al discorso precedente e cioè se esistano poi le risorse economiche da parte delle società sportive per affrontare questi costi. Sono sempre più convinto che nella gestione di questi impianti ci debba essere una quota parte pubblica come contropartita all’utilizzo da parte delle associazioni. Il problema grande non è costruire gli impianti ma gestirli e renderli disponibili per gli atleti. Se vogliamo salvaguardare lo sport dobbiamo trovare aiuti per le società e formare i dirigenti. Lo sport non può essere lasciato a se stesso perché rappresenta qualcosa di estremamente importante nella vita di ognuno di noi.

 

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