Intervista esclusiva a Danilo Petrucci

Intervista esclusiva a Danilo Petrucci

Nome in codice Spy Petrux: le cinque domande che non mi hanno mai fatto!


Il tanto annunciato e temuto gelo sembra quasi essersi disinteressato della nostra Terni e cosi, un pomeriggio di gennaio riscaldato da un tiepido sole, si trasforma in un regalo inaspettato tanto che approfittarne per gustare un caffè seduti all’aperto non è soltanto piacevole ma quasi d’obbligo. Se poi il caffè lo bevi in compagnia di Danilo Petrucci, Daniletto o Petrux per gli amici, il tutto è ancora più interessante. Interessante ed imprevisto perché anche se siamo entrambi ternani e condividiamo in fin dei conti lo stesso ambiente professionale, incontrarsi nella Conca, se non impossibile è certamente difficile, molto più difficile di quanto non possa esserlo il vedersi nel paddock di qualche circuito sperduto in un qualsiasi angolo del mondo. Seduto allo stesso tavolo, avendolo visto crescere e seguito per tanti anni, d’altronde i miei sono quasi il doppio dei suoi, mi fa dimenticare per un momento che sto parlando con uno dei piloti che costituiscono il gota del motociclismo mondiale, quella elite protagonista dello spettacolo chiamato MotoGp. Tanti sacrifici alle spalle, una stagione importantissima da affrontare, la prima da pilota ufficiale, da pilota factory Ducati al fianco di Andrea Dovizioso. Un sogno che si avvera ma non un punto d’arrivo. Non lo è e non può esserlo, non deve esserlo. Parliamo di tutto. Una chiacchierata che va oltre le curiosità, all’ombra di una amicizia sincera. Fatti più o meno conosciuti, considerazioni, pettegolezzi degni del miglior Bar dello Sport, certamente non un’intervista. Con Danilo non avrebbe senso, arriveremmo ultimi. Decine, centinaia di volte si è seduto davanti a giornalisti veri che gli hanno chiesto di tutto, magari obbligati anche a domande banali, forse necessarie, certamente non originali. Ma poi è proprio vero che tutte le domande gli sono state rivolte? Impossibile e cosi tra una battuta e un’altra gli chiedo: “Hai voglia di farti cinque domande che nessun giornalista ti ha mai fatto?”  E’ un attimo, lo sguardo si illumina ed il gioco ha inizio, e Danilo è uno a cui piace giocare: “Cinque domande? Proviamoci …”

Perché ho iniziato ad andare in moto? 

“Ti potrà sembrare strano ma in tanti anni nessun me lo ha mai chiesto. Sono certo che andare in moto, e trasformare questo nella mia stessa vita, sia stato qualcosa di scritto. Mi sento un po’ come un predestinato. Può apparirti assurdo ma ho un ricordo nitido, il primo ricordo che ho nella mia vita, un ricordo che è sempre stato presente in me e che ancora oggi è talmente limpido che mi sorprende. Mi vedo nella culla, in una stanza della quale ho ancora chiari tutti i particolari. Qualcuno mi passa un modellino di una moto e se vuoi ti dico anche la marca sia della moto che del modellino. Lo vedo ancora. Non chiedermi però perché mi piacciono le moto perché a questa domanda non saprei risponderti. So soltanto che loro hanno fatto parte della mia vita da sempre. Pensa, ero piccolissimo e mio papà mi portò nel parcheggio che oggi è destinato alla sosta dei camper nei pressi del cimitero. Erano i miei primi metri in sella ad una minimoto. Non sapevo lontanamente cosa significasse essere un pilota e cosa fosse correre in moto, non sapevo nulla di corse e di quel mondo che poi sarebbe diventato il mio ma, appena dopo cinquanta metri, uscii dall’asfalto ed entrai nell’erba che lo circondava. Sai perché? Volevo fare come i piloti veri e, come i piloti veri, aspettai qualcuno che mi venisse a prendere …”  


Se non avessi fatto il pilota a cosa mi sarei dedicato?

“Altra cosa che non mi hanno mai domandato forse perché, vedendomi da sempre come un pilota, danno tutti per scontato che non avrei potuto fare altro. Ma in fondo hanno ragione loro perché neppure io so cosa avrei potuto fare se non correre in moto. E a dire che non è stato facile. Ho sempre avuto la consapevolezza che, come dice Morandi, Solo uno su mille ce la fa e per uno come me che pensa tantissimo, è stata una continua lotta. Vent’anni di sacrifici, tanti momenti difficili nei quali ho anche pensato che non sarei riuscito ad arrivare dove volevo e che le tante rinunce affrontate dai miei genitori affinché io ci potessi provare, avrebbero potuto essere vane anche perché, il talento vero in famiglia non sono io ma mio fratello. Lui è davvero un talento anche se preferisce le bici ed il downhill alle moto. Forse, e dico forse, se non avessi fatto il pilota avrei potuto fare il cuoco ma quando ho detto a mia mamma che volevo iscrivermi all’istituto alberghiero, lei mi disse che forse era meglio il liceo scientifico. Scelta giusta? Un giorno forse sapremo se abbiamo perso un grande chef o guadagnato un buon pilota ...”

Che hobby ho?

“Banale, banalissima domanda ma a pensarci bene anche questo nessuno me lo ha mai chiesto. Di certo non è una notizia sapere cosa faccio nel tempo libero ma potrebbe esserlo il fatto che, anche il mio personal trainer, vorrebbe che ne avessi qualcuno di hobby. Si, proprio cosi. Dedicati a qualche hobby mi dice sempre, perché tu pensi troppo e ti stressi. Stai sempre li a rimuginare, smettila! Insomma, avere un hobby a suo dire, mi permetterebbe di pensare di meno e quindi di stressarmi meno. Io però sono un pensatore nato”

Perché non riusciamo a realizzare una pista a Terni?

“Questa invece è una domanda che io continuo a farmi di continuo. Vuoi sapere una cosa? Io ci sto provando! Si, sto provando a realizzare uno spazio, non un circuito ma una pista, anche piccola, dove i giovani possano iniziare ad andare in moto. Perché lo faccio? Perché è giusto che sia cosi. Siamo una piccola comunità che è stata capace però negli anni di sfornare decine di eccellenze nel mondo dei motori. Piloti, meccanici, manager, un patrimonio vero che, chi fa parte del nostro ambiente ammira e tiene in considerazione. Non so perché tutto questo non venga valorizzato proprio da chi dovrebbe saper sfruttare questo potenziale, un vero capitale fatto anche di storia e cultura motoristica. La prima risposta che mi viene in mente è che forse non siamo neppure capaci di remare tutti dalla stessa parte. Ti faccio un esempio: in una città piccola come Terni ci sono cinque, sei differenti motoclub; tu  trovi un senso a questo? E’ chiaro che ognuno può avere i propri interessi ma poi, quando c’è da realizzare qualcosa di importante, sarebbe il caso di condividere gli sforzi. In ogni caso serve un luogo di aggregazione dove i giovanissimi possano ritrovare la curiosità per le moto, per andare i moto, per romperle, conoscerle, amarle. Sono ternano, sono orgoglioso di esserlo e sono legato a questo territorio. Voglio provarci.”

In quale altra epoca mi sarebbe piaciuto vivere?

“Credo che tutti noi abbiamo pensato almeno una volta nella vita in quale altro periodo storico ci sarebbe piaciuto poter vivere. Voglio darti però due risposte: una per ciò che concerne il mio lavoro, il mio mondo, l’essere pilota e l’altra per quello che realmente suscita in me una vera curiosità. Nel primo caso ti dico che avrei voluto vivere ai tempi di Libbero. Si, proprio di Libero Liberati, in quegli anni ‘50. Mi sarebbe piaciuto aver potuto correre con lui e contro di lui anche se la storia poi, mi avrebbe condannato ad essere secondo perché Libbero Campione lo è stato ed il mondiale lo ha vinto. Mi sarebbe piaciuto vivere quei momenti, quelle emozioni che ha potuto vivere lui incarnando la voglia di riscatto e di rivincita di una intera comunità.” 

Gli faccio notare che sul sellino di quella Gilera è come se, insieme a Libbero, si fossero seduti centinaia di ternani che hanno sognato e condiviso i sui successi … 

“Si, è proprio cosi. Per esempio, oggi tutti possono vedermi correre ma sicuramente in molti lo fanno senza essersi mai recati in un circuito, comodamente seduti sul divano con il telecomando in mano. In quell’epoca era impossibile e i resoconti delle gare forse, e dico forse, li potevi vedere nei cinegiornali tra un tempo e l’altro di un film nelle sale di proiezione. Immagina tu, chi partirebbe oggi per andare a Senigallia o a Camerino o in qualsiasi altro posto in Vespa per vedere correre il proprio beniamino? Lui è riuscito a far spostare una intera città per seguirlo, segno che era davvero importante per Terni e per i ternani. E poi le storie, le battute di Zughero tipo A Terni corriamo io e un certo Liberati, la genuinità di quei tempi. Vedi, la storia si è ripetuta e vent’anni dopo Paolo Pileri ha vinto nuovamente il mondiale. Cosi come Liberati anche Paolo è stato un grandissimo Campione ma forse Terni era già diversa, era una città più moderna e proiettata verso altri interessi e lo ha vissuto in maniera differente.”

- E per quello che riguarda la vita di tutti i giorni in che epoca ti vedresti?

“Nel cuore della Guerra fredda. Non mi chiedere da che parte, se ad est o ad ovest del muro, ma mi sarebbe piaciuto essere una spia, magari una di quelle che faceva anche il doppio gioco. Nome in codice Spy Petrux. Sai che figo sarebbe stato calarsi nei panni di James Bond; li ho visti tutti i suoi film. Pensa come doveva essere vivere in quegli anni ed in quelle condizioni; non c’era tutta la  tecnologia che c’è oggi o per lo meno non era fruibile da tutti. Niente cellulari, computer, tablet eppure loro sapevano e controllavano ogni cosa ed ogni persona. Oggi è tutto differente, persino conoscere una ragazza. Adesso, se prima non la messaggi su un social neppure ti si fila; prima dovevi riuscire ad avere il numero, chiamare a casa e se ti rispondeva il papà, e non gli andavi a genio, rischiavi anche di prenderci la tua. Conosco gente che ha consumato il marciapiede per passare davanti al negozio dove lavorava la ragazza che gli piaceva …”

- Che bel pomeriggio e che bella chiacchierata; il gioco sarebbe terminato con cinque risposte a cinque domande inedite ma quando tutto sembra andare verso i saluti, Danilo ti spiazza.

“Non me l’hanno mai chiesto ma io te lo dico lo stesso: sai qual’è stato uno dei giorni più tristi della mia vita? Quando allo stesso tempo ho dovuto scegliere tra due moto ed ho scoperto che Babbo Natale non esisteva. Già, proprio cosi. Avevo sei, forse sette anni ed avevo appena vinto i campionati trial e minicross ai quali partecipavo. C’era da cambiare le moto e quando papà mi disse di scegliere una delle due, io risposi che volevo cambiarle entrambe. Lui mi guardo e cercò di convincermi che non era possibile perché ci volevano tanti soldi e dovevo scegliere. Io, con tutta l’ingenuità dei miei pochi anni, risposi che non c’era problema dato che una l’avrebbe potuta comprare lui e l’altra l’avrei chiesta a Babbo Natale. Mi mise seduto sul tavolo e li, guardandolo negli occhi, appresi che quel signore con la barba bianca e vestito rosso non esisteva e che la vita è fatta di scelte. Fu un giorno tristissimo.” 

- Adesso il pomeriggio è terminato davvero, il tempo è volato cosi come sempre vola quando lo trascorri in piacevole ed interessante compagnia. Grazie Daniletto e in bocca al lupo, la prossima volta sarà un’intervista, tutta un’altra storia ...
 

 

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