Intervista a Alessio Foconi ..Athos, Porthos, Aramis o D’Artagnan? Yoda e Guerre Stellari tutta la vita!

Athos, Porthos, Aramis o D’Artagnan? Yoda e Guerre Stellari tutta la vita!
Inizia cosi l’intervista ad Alessio Foconi, ternano e fuoriclasse della scherma mondiale, fresco vincitore della seconda tappa della Coppa del Mondo disputata a Parigi ed in partenza per Tokyo dove vi si disputerà il terzo round. Un palmarès di tutto rispetto sul quale spiccano tre ori mondiali dei quali uno individuale e due a squadre.  Definirla intervista però è forse troppo riduttivo e certamente troppo formale, decidete voi, perché in realtà quella con Alessio è stata innanzi tutto una bella chiacchierata con un ragazzo  solare, simpatico, pronto alla battuta e sopratutto con una persona che lascia trasparire una determinazione unica. Per me poi, prestato alla scherma per un paio d’ore, è stata anche l’occasione per scoprire un mondo che da sempre mi ha affascinato. Ho tanta curiosità per un movimento che a Terni ha sempre trovato terreno fertile e capace di coinvolgere tanti appassionati cosi come di dar vita ad un circolo tra i più apprezzati e titolati d’Italia e non soltanto. Detto questo, il mio essere profano non poteva che manifestarsi già dalla prima domanda: Perché la scherma? Innanzi tutto devo dire di essere stato fortunato perché i miei genitori mi hanno sempre permesso di cimentarmi in qualsiasi sport, cercando di farmi capire quale tra loro mi trasmettesse più emozioni e quindi essere poi in grado di scegliere quello che più mi piaceva ed appassionava.  Ne ho praticati tanti, dall’equitazione al nuoto, passando per il calcio, arrivando alla scherma. Mio papà era un grande appassionato di questa disciplina e mio fratello ha iniziato a praticarla prima di me. Diciamo quindi che sotto certi aspetti mi sento un po’ un predestinato della pedana nel senso che poi, tutto è andato naturalmente verso quella direzione. Ho iniziato a sette anni e proseguire è stata una conseguenza, una cosa naturale appunto. E perché proprio il fioretto e non la spada o la sciabola? Quando si inizia a tirare di scherma lo si fa partendo sempre dal fioretto. E’ l’arma più tecnica, quella con la quale impari i fondamentali. E’ un po’ come nel calcio quando da bambino ti insegnano a stoppare la palla o a fare i passaggi. Poi cresci e scegli, anche in base alle tue caratteristiche tecniche e fisiche. Negli corso degli anni anche io ho provato la sciabola e la spada ma il fioretto è quello senza dubbio più congeniale alle mie caratteristiche, l’arma con la quale riesco a dare il meglio di me stesso; in ogni caso è stato un amore a prima vista. Non voglio peccare di modestia, ma credo che quando sai tirare con il fioretto sai farlo con tutto. Hai iniziato a salire in pedana a sette anni ma la tua consacrazione è arrivata molto più tardi, a ventotto, in occasione della vittoria di Wuxi in Cina, come mai?  La mia carriera è stata sempre caratterizzata da buoni risultati ma mancava l’exploit, l’esplosione, il coronamento. C’è stato un fatto che ha cambiato il mio modo di vedere la situazione: quando mi sono ritrovato a casa, a ventisei anni, in occasione delle olimpiadi di Rio, ho capito che io non dovevo essere li, davanti al televisore, a guardare gli altri impegnati in gara, ma che il mio posto era insieme a loro. Ho capito in un attimo che se non avessi cambiato subito il mio approccio con gli allenamenti, con le gare e con la stessa maniera di fare scherma, tutto sarebbe finito li e non avrei più avuto il tempo per far si che un sogno divenisse realtà. Ecco, in quel momento è scattata dentro di me una consapevolezza ed una determinazione che forse prima non avevo e che mi ha poi portato alle vittoria del mondiale, a quella in Coppa del Mondo e adesso alla ricerca di un posto tra gli azzurri che andranno alle prossime olimpiadi nel 2020. Da un punto di vista sportivo, parlando da atleta, per ciò che concerne tecnica e capacità non è cambiato nulla se non una normale evoluzione ma, quello che è cambiato è stato invece  sentire nascere dentro di me una determinazione che prima non avevo. Da quel momento tutto è stato mirato e concentrato su l’unico risultato possibile: vincere. In ogni attacco, in ogni stoccata, in ogni movimento, in qualsiasi cosa, in allenamento come in gara, ho iniziato a mettere il mille per mille di me stesso. Come per magia, il cambio di atteggiamento si è trasformato in  una sicurezza mai provata prima. Sai, forse soltanto una persona, in tempi non sospetti, era il 2014, si disse convinta che io sarei riuscito ad arrivare a questi livelli: Giulio Tomassini. Immagino che questa crescita sia si merito tuo, ma anche di chi ti ha seguito in questi anni: Con Pippi (Giulio Tomassoni) e Walter (Cutrì), il mio preparatore atletico, siamo come una famiglia, un tutt’uno, basta uno sguardo per capirsi e per condividere una idea, un pensiero. Una vita insieme dentro e fuori la pedana. A proposito di preparazione atletica, so che i metodi usati da Walter, con il quale ho condiviso il banco il primo giorno di scuola (e scatta la risata) sono un po’ particolari: Certamente non sono le metodologie classiche che si seguono all’interno di una palestra, ma funzionano e sono frutto di una filosofia che ben si sposa con la scherma. Lui ed i suoi metodi di allenamento sono diventati per me un riferimento e gli devo molto; per me Walter è un luminare in questo settore. All’inizio è stata una scommessa, ho avuto fiducia in lui e devo dire che questa fiducia è stata ampiamente ripagata. Allora Walter, in cosa consiste questa tipologia di preparazione? Innanzi tutto ci alleniamo sempre all’aperto e, quando è possibile, anche a piedi nudi. Il classico allenamento in palestra è fatto di ripetizioni, di movimenti sempre uguali che, secondo me, mal si sposano con le necessità di atleti come Alessio. Allenarsi scalzi per esempio, stimola la sensibilità del piede che poi si trasforma in una reattività migliore di tutto il corpo. Diciamo che il lavoro d’insieme è mirato non soltanto al potenziamento fisico ma sopratutto ad un miglioramento della qualità del movimento, sottraendola alla meccanicità della palestra. E’ vero, può sembrare strano, diciamo che il nostro somiglia un po' al metodo che usava  Rocky: solleviamo massi, ci arrampichiamo sugli alberi, giochiamo a cavacecio come si dice a Terni o corriamo dietro all’ ovetto maledetto, un ovetto di gomma dura che quando lo tiri in terra non sai mai dove va a rimbalzare, ma tutto questo non è uno scherzo, al contrario, è un qualcosa di molto serio frutto di filosofie precise e di studi. E’ soltanto qualcosa che esula dagli schemi tradizionali ma  alla fine i risultati si vedono. In ogni caso la cosa fondamentale rimane l’approccio mentale. Ci devi credere. Dicci allora cosa si prova ad allenare un campione come Alessio:  Siamo insieme dal 2012, ormai sono tanti anni. Diciamo che è stato un cammino naturale. Gli ho proposto di seguirlo, gli ho detto come lo avrei fatto e con quali metodi. Tutto è iniziato cosi, abbiamo proseguito e se devo essere sincero, non mi sono reso neppure conto di come sia passato tutto questo tempo. Lo fai perché ci credi e ti piace. Ti confido una cosa: fino a qualche mese fa non avevo neppure realizzato ciò che eravamo stati in grado di costruire e dove Alessio fosse arrivato. Soltanto adesso inizio a rendermene conto. Se ho capito bene quindi, la mente può tutto e da li bisogna iniziare. Già, la mente e per curare questo aspetto cosa hai fatto Alessio? E’ da qualche tempo che mi sono affidato anche a un mental coach, un professionista di Roma. Insieme a Giulio e Walter forma il trio delle meraviglie … E’ opinione comune che il talento sia fondamentale in qualsiasi sport, o comunque per ben riuscire in qualsiasi attività in generale, ma in percentuale quanto conta? Il talento è fondamentale però non è certamente tutto. Ricordi una vecchia pubblicità di pneumatici che diceva che senza il controllo la potenza è nulla?  Ecco, nello sport il talento senza l’applicazione, la costanza e l’allenamento, non dico che sia nulla, ma non ti porta lontano. Torniamo alla prima domanda: Athos, Porthos, Aramis o D’Artagnan? Ti ho già risposto, Yoda. Si Yoda, quello di Guerre Stellari. Mi sono sempre piaciuti i film di cappa e spada, di Zorro e tutti quei personaggi ma per me i duelli, i veri duelli, erano quelli di Guerre Stellari e sai perché? Perché quelli non erano soltanto degli schermitori ma anche atleti veri, non erano soltanto duelli ma vere e proprie sfide su più livelli. Ero e sono innamorato di Guerre Stellari; pensa che per trovare la trilogia originale  ho girato per settimane. Parlando di cinema arriviamo all’altra tua grande passione: Si, è vero, adoro il cinema, mi piace molto tanto che un giorno mi piacerebbe poterlo mettere insieme all’altra passione che ho e che sono le immersioni. Non so, magari realizzare dei documentari. Da qualche tempo poi, grazie alla mia fidanzata, ho scoperto anche il teatro e devo dire che ne sono rimasto affascinato. Quindi con la tua laurea in Scienze Motorie cosa ci facciamo? Intanto l’abbiamo presa! Ho scelto una facoltà il cui piano di studi fosse vicino al mio essere atleta. Non so ancora cosa farò da grande ma mi vedo comunque in questo mondo. Lo sport è la mia vita e quindi tutto ciò che ho appreso mi sarà senz’altro utile. Ma se Alessio non fosse diventato uno schermitore famoso, cosa avrebbe fatto? Non lo so, forse non ci ho neppure mai pensato. Magari il quarterback in una squadra di football americano e comunque sarebbe stato uno sportivo. Cambiamo tema: cosa rappresenta Terni per te? Un oasi. Si proprio cosi, un oasi dove trovare tranquillità  e serenità. Se sei sempre in giro per il mondo e la tua vita si divide tra aerei, hotel e pedane, quando è possibile hai bisogno di ritrovare la tua dimensione e Terni per me rappresenta questo. E’ piccola, vivibile e a misura d’uomo. Quando posso utilizzo la bicicletta per spostarmi oppure lo faccio anche a piedi. Questa però è la parte bella perché poi c’è una Terni che non mi piace e che vorrei cambiare. Quando ero bambino mi raccontavano per esempio che da Roma venivano a Terni per andare da Pazzaglia a comprare le paste, segno che eravamo capaci di creare delle eccellenze. Certo è un esempio banale ma è per dire che a Terni c’erano delle cose uniche e ricercate, frutto delle  nostre capacità e tradizioni. Spiegami invece come oggi, ai giorni nostri, sia possibile che in una città come la nostra non ci sia un teatro. Non abbiamo un teatro, ma ti rendi conto? Non abbiamo un palazzetto dello sport, non abbiamo degli spazzi espositivi. Una città senza un teatro è una assurdità. Un teatro è cultura e la cultura è la base di tutto. Non avere un palazzetto poi, e lo dico da sportivo, è incredibile. Terni è capace di sfornare eccellenze in tutti i settori dello sport: penso al canottaggio, al tiro con l’arco, al futsal femminile, al motociclismo e perché no, alla scherma e di certo dimentico qualcosa. Tutto questo riesce a farlo con strutture che spesso non sono all’altezza della situazione se non, in certi casi, completamente inesistenti. Terni non merita questo e sai cosa mi piacerebbe poter fare? Risollevarla, mi piacerebbe essere capace di risollevarla e riportarla li dove merita! Comunque io la porto con me in ogni stoccata ...

Bello, è stato davvero bello conoscerti Alessio. Adesso sappiamo che quelle lame con su inciso Daje non hanno nulla di magico; quelle lame vincono perché ad impugnarle c’è un ragazzo vero che sa farsi volere bene e che della determinazione ha fatto la sua ragione di vita e … Che la forza sia con te!

PS: Giusto il tempo di scrivere questo articolo e Alessio, a Tokio, si è aggiudicato il bronzo individuale e con la sua stoccata vincente anche l’oro a squadre nella terza tappa della Coppa del Mondo! … Dajeeeee 

 

 

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