Interamna History (22): Il post Risorgimento e l'industrializzazione (seconda parte)

Soltanto pochi anni dopo che i Bersaglieri del colonnello Brignone entrarono a Terni attraversando Porta Spoletina per dirigersi poi alla volta di Roma, tutto era cambiato e la città che doveva la parte predominante del suo DNA all’agricoltura, e dove il latifondismo era la base del rapporto lavorativo, si stava velocemente trasformando in quella che tutti iniziavano a conoscere come la Manchester italiana. Non soltanto acciaio e cannoni però; Virgilio Alterocca su tutti. Dal suo stabilimento tipografico avviato nel 1877, partì infatti la produzione della cartolina illustrata, una invenzione che cambierà la maniera di rapportarsi tra le persone e che permetterà a tutti noi di tenere memoria di momenti belli, luoghi e ricordi. La prima prodotta non poteva tra l’altro che raffigurare la Cascata delle Marmore. Di convinta fede socialista, Alterocca non si ferma a questa attività ma contribuisce alla nascita della Scuola Professionale, rende viva l’Arena Gazzoli, poi Politeama, ed avvia il servizio telefonico in Umbria. Grande esteta, Alterocca ci ha lasciato un segno tangibile del suo gusto ed amore per la bellezza; grazie all’architetto Cesare Bazzani fa progettare e realizzare il nuovo stabilimento lungo l’asse principale della città, oggi Corso Tacito, e la splendida palazzina stile Liberty, sede attualmente del Monte dei Paschi di Siena, ne è testimonianza. Purtroppo però, e questo è un denominatore che ritroveremo comune anche agli anni a seguire, l’imprenditoria nostrana non cavalcò molto le opportunità che si stavano creando e demandò quasi totalmente l’iniziativa a finanziatori venuti da fuori città. L’industrializzazione portò con se uno sviluppo forte, rapido, importante ma non privo di problematiche. Nel giro di qualche decennio la popolazione quadruplicò per l’arrivo da fuori della forza lavoro necessaria. Interi nuclei familiari giunsero non soltanto dal resto della regione ma anche dal Lazio, dalle Marche, dalla Toscana e dalla Romagna. La città non era pronta ad allinearsi a questo nuovo scenario e la scarsa disponibilità di alloggi, di servizi e, non ultimi, i pregiudizi verso gli immigrati, furono problemi tangibili ai quali dover porre rimedio alla svelta. In ogni dove si udivano lingue straniere intrecciarsi con i più disparati dialetti; quando si usciva dalla fabbrica, dopo dieci o più ore di lavoro, non sempre si aveva la possibilità di disporre di un alloggio caldo e pulito dove potersi risposare ed allora in conforto lo si trovava in una delle tante osterie della città, magari in compagnia di un bicchiere di vino ed anche chi, magari, un posto dove andare lo aveva, vi avrebbe trovato la promiscuità di doverlo condividere con tante altre persone. Scantinati, sottoscale, soffitte, cantine sterrate con condizioni igienico sanitarie certamente non idonee; tutto veniva utilizzato. Un primo progetto urbanistico per adeguare la città alle nuove esigenze fu redatto nel 1884 dall’ing. Pier Gaetano Possenti che la dota così di un piano regolatore; l’idea si basa sul concetto di risanare il tessuto urbano tramite l’abbattimento delle vecchie e fatiscenti unità abitative del centro storico e l’ampliamento verso nuove aree. La città si sviluppava ancora all’interno di quelli che erano i limiti segnati dagli antichi cardo e decumano romani; il primo andava da Porta Sant’Angelo sino a Porta Garibaldi, il Decumano da Porta Romana sino a Porta Spoletina, il nucleo centrale era quindi rappresentato da Piazza del Popolo che tra le altre cose era anche in posizione più alta rispetto alla planimetria cittadina. Con la nuova concezione, il fulcro viene spostato a Piazza Tacito che diventa cosi il baricentro verso il futuro. Da qui prendono il via i nuovi assi: Viale Brin verso la zona industriale, Viale della Stazione verso la stazione appunto che tra le altre cose era già unita con le acciaierie da una linea ferroviaria privata. Un terzo asse era costituito da Viale Battisti e congiungeva alla zona dove risiedevano i Colletti bianchi, gli impiegati ed i dirigenti dell’epoca, una quarto è quello che conosciamo come Corso Tacito che congiungeva la nuova città alla vecchia.  In pratica vengono realizzati i nuovi Cardo e Decomano che congiungono industria, residenze, trasporti e città antica. Ma ci sono da fare nuove strade, opere di urbanizzazione, nuove abitazioni e ci vogliono soldi e capitali. L’aspetto residenziale destinato alla forza operaia va affrontato e risolto; si inizia a farlo e lo si farà anche nei primi decenni del ‘900 quando il carattere sociale del Fascismo rappresenterà un fulcro importante sotto questo aspetto. Cassian Bonn è l’unico che già si adopera per costruire case per i suoi operai e si dice disponibile a sposare questo nuovo progetto e cosi, in cambio della realizzazione di opere necessarie per il comune nella zona nord della città, ottiene aree per la costruzione di alloggi propri. Esempi di come si intendesse trovare una soluzione alle esigenze abitative degli operai e delle loro famiglie sono ancora visibili al n° 111 di Viale Brin, rappresentato da quello che comunemente conosciamo come il Palazzone, e dal Grattacielo che praticamente si affaccia sulla stessa arteria ma dall’altra parte della strada e che è leggermente successivo essendo stato concluso nel 1935. Relativamente al primo, si tratta di un edificio a pianta rettangolare di oltre duemila metri quadri che si sviluppa su cinque livelli più uno interrato; tutti gli appartamenti si affacciano su un ballatoio uguale su ogni piano ed incidono su una corte interna. Costruito intorno al 1890, lo si ritrova indicato insieme al Quartiere operaio o al Casone Spadoni in quella che era la tipologia abitativa a caserma; all’inizio del XX secolo, al suo interno vi si contavano cento appartamenti occupati da oltre seicento persone. Sicuramente non il massimo ne per le condizioni abitative ne per quelle igienico-sanitarie; un’unica fontanella infatti distribuiva l’acqua potabile all’interno del cortile ed era a servizio di tutti gli appartamenti dentro i quali, un unico locale fungeva da cucina–latrina. In ogni caso il Palazzone rappresenta ancora oggi il simbolo della storia operaia di Terni e di come abbia impersonato il nucleo della socializzazione del quartiere.  Il Grattacielo invece, essendo stato costruito successivamente, viene edificato in cemento armato e questo giustifica anche l’altezza del nuovo fabbricato. Ma su quello che sarà lo sviluppo urbanisto ci torneremo più ampiamente nelle prossime uscite. Nel 1889 inizia la stampa del Il Banderaro, il primo giornale operaio che prendeva il nome dalla famosa rivolta del 1564 che vide borghesia e popolo invadere le case dei nobili, uccidendone alcuni, considerarti rei di aver fatto abolire appunto l’istituzione che vedeva rappresentare appunto i non-nobili. Una rivolta sedata nel sangue dall’inviato papale Monti dei Valenti. All’inizio del XX secolo comunque, Terni era tra le prime e più importanti città industriali italiane e non soltanto. Anche da un punto di vista della istruzione c’era bisogno di adeguarla al nuovo status anche in considerazione del fatto che la situazione era a dir poco disagiata.

di Roberto Pagnanini

 

 

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