Interamna History (21): Il post Risorgimento e l'industrializzazione (prima parte)

Successivamente all’annessione al Regno d’Italia l’amministrazione locale, nello specifico rappresentata dal Commissario per l’Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli, figlio della principessa Letizia Murat e quindi imparentato anche con Napoleone Bonaparte, già Comandante della Guardia civica di Bologna, insurrezionalista in Romagna e successivamente Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia, puntò molto sulla industrializzazione manifatturiera della nostra città, supportando soprattutto l’idea con la possibilità di sfruttare i potenziali duecentomila cavalli vapore ottenibili dalla grande disponibilità d’acqua presente nella zona. Quasi una ovvietà dato che, basti pensare, per ottenere lo stesso risultato utilizzando dal combustibile fossile, ne sarebbero servite cinque milioni di tonnellate, l’equivalente di quanto avrebbero potuto fornire insieme Francia e Germania. Oltre questo, altro fattore determinante per il destino cittadino, fu la tangibile necessità da parte dello Stato Maggiore di poter disporre di una industria militare a supporto delle proprie attività e non ultimo, il ricordo della sconfitta subita nella III Guerra di Indipendenza. Di tutto questo si fece portavoce il capitano Luigi Campofregoso che trovò un’ottima sponda a sostegno delle proprie tesi nel neo-deputato, ed ex garibaldino, Vincenzo Stefano Breda che, avvalendosi tra l’altro di una organizzata campagna d’informazione orchestrata sulla stampa nazionale, appoggiò strenuamente  l’idea che Terni, anche in considerazione della sua posizione geografica ritenuta altamente strategica, fosse ideale per la realizzazione di uno stabilimento militare. Si arrivò così al 19 marzo del 1874,  giorno in cui fu emanato un Regio Decreto firmato da Vittorio Emanuele II che autorizzava l’utilizzo dei fondi già stanziati, parliamo di un milione di lire previste già nel 1866, per la realizzazione di una Fabbrica d’Armi  a Terni dove, c’è da sottolineare, esisteva già uno stabilimento siderurgico denominato La Ferriera. Quasi contemporaneamente alla delibera per la costruzione della Fabbrica d’Armi, e certamente non fu una mera coincidenza, fu il Ministero della Marina a chiedere ed ottenere che sempre a Terni venisse realizzata una acciaieria capace di produrre il materiale per la realizzazione di corazze e parti di cannoni. Il 2 maggio del 1875, un anno appena dopo la delibera per la sua realizzazione, fu S.E. il generale Cesare Francesco Ricotti, lo stesso dell’Ordinamenteo Ricotti che aveva ridisegnato l’esercito in dieci corpi d’armata territoriali e ridotto la leva obbligatoria da cinque a tre anni, a porre la prima pietra della nuova Fabbrica d’Armi e durante la cerimonia fu sempre lui a pronunciare quel discorso che rimarrà poi consegnato alla storia della nostra città: “Signori, la cittadinanza di Terni ha voluto onorarmi del mandato di collocare la prima pietra della Fabbrica d´Armi che qui, per voto del Parlamento e determinazione del Re, deve essere impiantata …Tra breve, qui sorgerà un grandioso Stabilimento dello Stato che darà lavoro ed onesto guadagno ad un ragguardevole numero di operai e quindi non lieve vantaggio alla città; e, fornito delle macchine le più perfette e d´ogni mezzo più acconcio, potrà, lo spero, prontamente gareggiare colle più rinomate fabbriche d´armi dell´estero, sia per quantità come per qualità dei prodotti. … Con questa convinzione, in nome di S.M. il Re d´Itala Vittorio Emanuele II pongo la prima pietra della Fabbrica d´Armi di Terni. ” Inaugurato nel 1880 questo nuovo insediamento industriale, primo in Italia del suo genere e capace nelle intenzioni di emancipare la nazione rispetto alla fornitura di armi dall’estero, occupava, ed occupa tutt’ora, una superficie che lo Stato aveva concesso in modo gratuito al Comune. L’area situata lungo la strada che conduceva verso la Valnerina ospitava un fabbricato principale ed una serie di laboratori oltre che un poligono di tiro di duecento metri di lunghezza, idoneo alla prova delle armi. Ingegneristicamente l’impianto era all’avanguardia; basti pensare che la forza motrice, pari ad oltre mille cavalli vapore, giungeva agli alberi principali che attraversando longitudinalmente i laboratori, la distribuivano successivamente a quelli secondari ed ai loro rimandi. L’apertura di questo nuovo insediamento industriale portò con se la necessità di mano d’opera e questo fece si che Terni divenne oggetto di una forte immigrazione di maestranze provenienti principalmente da Torino, Brescia e Torre Annunziata. Lavorare alla Fabbrica d’Armi rappresentava anche una posizione privilegiata rispetto agli altri; intanto la fatica fisica a cui si era sottoposti non era paragonabile rispetto a quella degli altri opifici, le stesse condizioni di lavoro erano migliori e più sane, i locali ampi e quasi totalmente privi di rumori, si era dispensati dal servizio militare in caso di guerra, c’erano delle agevolazioni sui biglietti ferroviari, insomma, si era quasi parte di un elite operaia con a disposizione un dopolavoro, una cooperativa di consumo ed una società di mutuo soccorso. Tante le storie in città a dipingere questa posizione privilegiata relativa ad una vera e propria fabbrica modello: All’Acciaieria colla berretta, alla Reggia colla bombetta! si cantava … Quella che non era ammessa, o per lo meno molto limitata, era la partecipazione alla vita pubblica e sindacale e questo, in una città come Terni caratterizzata da un’anima politica vigorosa, strideva non poco. Una delle prime realizzazioni interne alla Fabbrica d’Armi fu quella relativa al fucile Vetterli mod. 1870 ma la svolta avvenne nel 1891 quando fu progettato, e si partì poi con la produzione, del mod. 91 cal. 6,5, il famoso Carcano, dal nome del capotecnico Salvatore Carcano che fu parte della commissione che lo deliberò. Lo sviluppo della Fabbrica d’Armi fu rapido ed esponenziale, basti pensare che nel 1918 vi erano impiegati oltre settemila lavoratori dei quali più di tremila donne,  tutti su due turni da dodici ore. Un episodio legato a questo fucile che molti forse non conoscono, è quello inerente all’assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas, in Texas, il 22 novembre del 1963. Nel marzo dello stesso anno Lee Harvey Oswald utilizzando l’identità di comodo A. Hidell, acquistò per corrispondenza un fucile Carcano Mod. 91/38 ed è ufficialmente accettato che fu proprio questo fucile ad essere utilizzato all’interno del Texas School Book Depository  per assassinare il presidente Kennedy al suo passaggio insieme al corteo di auto che lo accompagnava. Il fucile di Oswald è lo stesso che per anni ha rappresentato l'arma lunga d'ordinanza delle forze armate italiane e l'esemplare in suo possesso fu fabbricato proprio a Terni nel 1940. Detto questo, e tornando a fatti più attinenti all’epoca che stiamo trattando, quella post-risorgimentale, c’è da dire che lo sviluppo industriale della nostra città aveva necessità di essere supportato dall’energia che nelle intenzioni doveva essere fornita dalla acque presenti in grande quantità. Fu cosi che nel 1872, lo stesso comune decise la realizzazione a proprie spese del Canale Nerino, una derivazione capace di convogliare e sfruttare appunto le acque del Nera. Ciò che ne resta oggi è visibile a circa due chilometri lungo la Strada Valnerina dopo essere usciti da Terni: la diga del bacino e l’imbocco. Progettato da Adriano Sconocchia, era in grado di prelevare l’acqua a quota 136 metri e portarla a 118 con una portata di circa 27 metri cubi al secondo. Una concessione governativa ne prevedeva lo sfruttamento e questa nuova realizzazione che garantiva quella energia necessaria al movimento delle macchine, diventò molto attrattiva per diversi industriali dell’epoca: Mazzoni, Lucowich, Cini, il genovese Centurini sono soltanto alcuni di quelli che intravidero l’opportunità di far fortuna a Terni. L’acqua e la sua forza rappresentavano linfa vitale, beni preziosi da condividere: alla Fabbrica d’Armi vennero destinati 8,5 mc, a tutte le altre il resto tra cui 8 mc allo Jutificio Centurini e 7 al Lanificio Gruber. Non solo quindi alimentare nuove opportunità ma anche rivitalizzare quelle già esistenti come il Lanificio Gruber appunto. L’opificio, opera dei fratelli Fonzoli che lo realizzarono nel 1846, visse di alterne vicende ed era localizzato non lontano dalla ex Ferriera Pontificia, occupandosi in principio della sola realizzazione di filati in cotone. Dopo la creazione di una prima società con la famiglia Guillaume nel 1856 conosce un importante sviluppo con l’utilizzo di oltre 120 telai ai quali lavorano un centinaio di donne ma è successivamente, a seguito della cessione a favore del Lanificio Gruber & C. nel 1870, che conobbe una espansione che lo portò alla costruzione di ben cinque corpi di fabbrica  arrivando ad occupare una superficie di circa 65.000 mq. Dopo la Fabbrica d’Armi nascono cosi lo Jutificio Centurini e le Acciaierie. Imprenditori importanti, i cui nomi risuonano tutt’oggi nella toponomastica cittadina, contribuiscono a cambiare il volto di questa valle situata a sud dell’Umbria, di questa che da sempre era stata una città di frontiera. Nel 1879 Cassian Bonn, un industriale belga, acquista da Giovanni Lucowich la fonderia di sua proprietà e nel 1881 fonda la Società degli Altoforni e Fonderia di Terni e poi, successivamente, era il 1886, si unisce a Vincenzo Stefano Breda in un progetto destinato a fornire acciaio al Ministero della Marina per la realizzazione di corazze e cannoni per le navi da guerra. Nel 1884 Alessandro Centurini inizia la costruzione di un lanificio e jutifico capace di trasformare la canapa, materia prima proveniente dall’India e trasportata dal porto di Ancona, in filati e sacchi da imballaggio tramite macchinari importati dall’Inghilterra, nel 1890 Antonio Bosco inaugura uno stabilimento per la produzione di macchinari destinati all’agricoltura e poi, nel 1896, fonda la Società Italiana del Carburo di Calcio, Acetilene ed altri Gas al tempo leader nella produzione del carburo di calcio ma anche nella gestione di centrali idroelettriche. In tutto questo nel 1883 viene aperta la ferrovia Terni-Sulmona e al nostra città entra negli annali per essere la quarta in Italia ad essere dotata di illuminazione pubblica ad elettricità. E’ del 1901 l’istituzione della Camera del Lavoro.

di Roberto Pagnanini

 

 

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