Interamna History (19): Il Risorgimento ternano (prima parte)

Nonostante non tutti gli storici concordino su questa teoria, in molti tendono a stabilire l’inizio di quel movimento che tutti noi definiamo Risorgimento in epoca appena successiva al Congresso di Vienna del 1815, decretandone poi il compimento con l’annessione dello Stato Pontificio e la dichiarazione di Roma capitale d’Italia avvenuta nel 1871. Un periodo abbastanza lungo attraversato da moti insurrezionali e conflitti come le tre Guerre di Indipendenza; in questo contesto storico, nonostante le sue dimensioni riconducibili a quelle di un paesotto di circa diecimila anime, Terni, che vale la pena ricordare era sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio, ha rappresentato comunque, anche da un punto di vista strategico, la città di frontiera verso Roma. Governata dal papato appunto tramite i suoi sottoposti, viveva di una economia prettamente agricola ed artigiana che faceva da contro altare a quel benessere concentrato nelle poche mani di un ceto sociale aristocratico che faceva anche del latifondo la sua propria forza. Carestie ed epidemie poi, come abbiamo visto anche sullo scorso articolo, contribuirono e non poco ad un quadro generale tutt’altro che invidiabile. Inevitabile che quelle idee liberali e riformiste che si andavano facendo largo nell’Italia del tempo pero faticassero a radicalizzarsi nel nostro territorio anche se,  grazie alle prime Società Segrete, iniziarono a diffondersi in Umbria e nello specifico a Perugia, dove venne organizzata la prima vendita carbonara grazie a Francesco Guardabassi.  Ma se per ciò che concerne i moti del 1820-’21 la nostra città ne rimase ai margini, tutt’altra storia va raccontata per quelli del ’31. Le ripercussioni conseguenti alla rottura dell’equilibrio europeo pensato e costruito da Metternich durante il Congresso di Vienna, ebbero come immediata eco non soltanto i moti in Belgio ed in Polonia ma anche in Italia dove a Parma ed a Modena si verificarono le prime sommosse. Il lungo conclave che portò all’elezione di Gregorio XVI inoltre, contribuì ad un vuoto di potere che favorì quella propaganda liberale che covava comunque sotto la cenere. Appena pochi giorni dopo la sua salita al soglio pontificio infatti, si assistette all’insurrezione di Bologna e di li a poco, l’onda della rivolta si propagò rapidamente in tutta la Romagna, nelle Marche ed in Umbria. Il 15 febbraio si sollevò Perugia e poi subito Foligno, il 16 toccò a Spoleto ed il 19 a Terni. La nostra città accolse le avanguardie del generale Sercognani che la usò come retrovia,  in futuro lo sarà per le imprese dei fratelli Cairoli o  per lo stesso esercito sabaudo in marcia verso Porta Pia, per tutte quelle che furono le azioni militari portate verso Rieti e Civita Castellana, città che rimanevano al fianco della chiesa. Il 26 febbraio dello stesso anno, a Bologna, venne proclamato lo Stato delle Province Unite che il comitato di Terni rese pubblico il successivo 6 marzo; fu cosi che sul palazzo del Governo venne issato un tricolore con l’iscrizione Vincere o morire. Il mancato aiuto francese in soccorso del generale Sercognani però, contribuì alla non riuscita dei piani e lo vide mestamente costretto al ritiro cosi come dare fine alla sua impresa. Il 31 marzo, il canonico Setacci insieme a vari nobili cittadini, riprese il controllo della Magistratura ed i passaggio delle consegne non fu certamente indolore. Fu durante i moti del ’31 che per la prima volta emerge la figura di Giovanni Froscianti  che svestito l’abito da frate ed indossando quello di rivoluzionario, iniziò cosi il suo percorso verso l’Unità d’Italia. Ma il suo spessore di combattente e sovversivo emerse più tardi, in occasione dei moti del 1853-’54 quando da seguace di Giuseppe Garibaldi, stette al suo fianco nel varie guerre di indipendenza finanche nella Spedizione dei Mille. La sua carriera militare lo portò sino al grado di colonnello che però non gli venne mai riconosciuto ma la cosa più significativa è che divenne un vero amico e confidente del nizzardo tanto che, anche quando quest’ultimo si trasferì a Caprera, lui fu chiamato come amministratore dei beni del Generale. Giovanni Froscianti morì nel 1885 nella sua Collescipoli che lo ricorda ancora con un paio di medaglioni marmorei presenti sulla facciata del palazzo Municipale del borgo alle porte di Terni. Un altro personaggio che assurse alle cronache dell’epoca, e che segnerà  in maniera indelebile quegli anni, è Pietro Faustini che a Terni è fondatore ed a capo della prima vendita carbonara.  Dalla sua proprietà nascosta tra la amena vegetazione che costeggiava la riva sinistra del Nera tra Collescipoli e Narni, il Faustini non disdegnò di organizzare chi, preso dal fervore della insurrezione, voleva contribuire alla causa della nuova  Italia ma anche di questo, torneremo a parlare nelle prossime uscite. Grazie al suo operato, quella coscienza democratica e repubblicana non solo si diffuse ma, allo stesso tempo, prese corpo in città aiutata anche dalle idee di un’altro movimento, la Giovane Italia,  una associazione politica insurrezionale il cui programma veniva pubblicato su un periodico e che fu fondata a Marsiglia nel 1931 da Giuseppe Mazzini, già anch’esso affiliato precedentemente alla carboneria. In tutto questo la Chiesa non restò a guardare e per cercare di combattere questa nuova ondata di liberalismo, dispensò a mani basse condanne a morte, ergastoli e lavori forzati. Intanto si inizia a vedere in città anche Giuseppe Garibaldi che grazie a Ferdinando Parrabbi  non tarda a trovare proseliti e giovanotti ben felici di seguirlo nelle sue attività militari, compresa la difesa di Roma. Pietro Faustini che era ingegnere, fu chiamato a progettare la fortificazione delle mura romane mentre il generale Luigi Masi respinse i francesi, guidati da Oudinout, nella battaglia della Porta di San Pancrazio. Ma Napoleone III sa bene che il sistema non può reggere la presenza della Repubblica ed in quello che fu un ulteriore sforzo a difesa della Città eterna, nulla poterono gli atti di eroismo della Guardia Civica Ternana comandata dai capitani Nicoletti e Caraciotti. Lo stesso Garibaldi è costretto ad abbandonare Roma e nel suo viaggio verso Venezia si riporta a Terni dove, malgrado il non buon esito dell’impresa, viene accolto come un trionfatore.  Ma è la caduta di Venezia a mettere fine a quella che venne definita la Primavera dei Popoli ma non alle cospirazioni ed alla voglia di libertà che sfocerà nuovamente nei moti del ’52 e ’53. Federico Fratini, altro cospiratore, repubblicano ed impegnato nella causa, che nel frattempo aveva avuto il tempo di scontare ben tredici anni di detenzione in parte in compagnia di Giuseppe Petroni di cui poi sposerà la figlia,  continua nella sua opera di organizzazione insurrezionale che porterà poi alla II Guerra di Indipendenza alla quale, sia tra le fila dell’esercito regolare che in quello dei Cacciatori della Alpi, parteciparono nuovamente molti ternani, cosi come se ne trovano tra chi salpò da Quarto ma di questo e molto altro racconteremo nelle prossime uscite.

Un doveroso ringraziamento va al prof. Sergio Bellezza che con il suo libro Dal Regno Pontificio allo Stato Unitario, dal quale abbiamo tratto più di uno spunto,  ha tracciato un quadro privo di retorica ed una sequenza precisa rispetto ai fatti ed ai personaggi che caratterizzarono quel periodo storico.

di Roberto Pagnanini

 

 

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