Interamna History (13): Terni giacobina e la Prima Repubblica Romana

Tra il 1621 ed il 1671, Terni si vide caratterizzata da un notevole decremento in termini di popolazione che soltanto a partire da quest’ultimo periodo tornò a crescere con un andamento quasi costante sino alla seconda metà del secolo successivo. Tra il maggio ed il settembre del 1657, la città fu interessata da una epidemia dovuta alla peste e si contarono moltissimi morti tanto che, lo stesso comune fu costretto ad approntare una nuova area destinata alla loro sepoltura che fu individuata al di fuori delle mura cittadine. Con l’ingresso nel nuovo secolo,  Terni si presentava ancora cosi come il Gubernari l’aveva rappresentata nel 1646, e cioè racchiusa nelle sua cinta tardo medioevale dentro la quale si trovavano gi opifici, le officine degli artieri, le botteghe dei mercanti, le chiese ed i palazzi nobiliari. La grande quantità d’acqua presente dava forza e vita ai mulini per la lavorazione del grano e delle olive cosi come agli opifici per quelle della canapa, del lino, della seta o delle pelli. Tutto questo faceva si che la vita trascorresse relativamente tranquilla anche se, l’imprenditoria privata trovava spesso nella chiesa e nel potere ecclesiastico più un ostacolo che un alleato. Se da una parte infatti il governo papale tendeva a liberalizzare l’economia, dall’altra spingeva per sacrificare gli interessi di alcuni per salvaguardare le proprie posizioni in un momento di forte instabilità degli equilibri tra Stato e Chiesa. Il suo potere era comunque molto forte; basti pensare che alla fine del ‘700, in una città che contava al massimo novemila anime, le case religiose erano una decina e le chiese circa quaranta alle quali si aggiungeva chiaramente la Cattedrale con l’annesso seminario. Il clero era presente ovunque e rappresentava, oltre a quello economico e politico, il potere culturale. E’ in questo scenario che si collocano i numerosi passaggi di truppe straniere durante la Guerra di successione spagnola,  di quella polacca e, soprattutto, di quella austriaca, capaci in qualche maniera di destabilizzare la vita di una piccola e sostanzialmente tranquilla città. Una presenza quasi costante di soldati tra il 1742 e il 1748 fece da sfondo a molti episodi di diserzione, di intolleranza e di violenza rivolta soprattutto contro la popolazione locale e, come se non bastasse, il saccheggio sistematico delle campagne, il prosciugamento delle casse comunali e le carestie, contribuirono non poco a determinare forti difficoltà nella comunità. Terni faceva parte del Dipartimento del Clitunno e del Distretto di Spoleto quando l’invasione francese contribuì a sconvolgere quelli che erano gli equilibri interni italiani facendo segnare la quasi definitiva scomparsa dello Stato Pontificio. Con l’avvento dell'Illuminismo cosi come della Rivoluzione francese del 1789, anche nella nostra regione iniziarono a diffondersi i primi sentori di insofferenza verso il potere ecclesiastico e questo, per ben due volte, vide sostanzialmente sospendere il predominio della Chiesa  anche in Umbria.  Un primo evento si colloca nel biennio 1778-79 quando i soldati francesi la invasero annettendola di forza alla neonata costituita Repubblica Romana e, successivamente tra il 1809 ed 1914, quando invece divenne un dipartimento dell'Impero napoleonico che ne dichiarò in una prima fase capitale Foligno per poi spostarla a Spoleto. Quando alla fine del ‘700 il generale Pierre Augereau in pochissimo tempo entrò prima a Bologna, poi a Ferrara e Ravenna annettendole alla Repubblica Cisalpina e soltanto pochi mesi dopo, tra saccheggi ed eccidi, Louis Alexandre Berthier, anche lui generale, strappò Roma il 10 settembre allo Stato Pontificio, costringendo Papa Pio VI all’esilio e proclamando l’appunto Repubblica Romana il 15 dello stesso mese, Terni fu dichiarata municipio cantonale urbano ed il suo destino di città di frontiera, fece si che l'occupazione francese non si dimostrasse cosi indolore.  La Municipalità composta da Marcello Sciamanna, Giuseppe Giansanti, Giovanni Spada, Gioacchino Petrucci, Andrea Salvatucci, Giovanni Bernasconi ed Antonio Guglielmi, fece innalzare nell’attuale Piazza della Repubblica l’Albero della Libertà. Furono ribaditi i cardini della Repubblica il cui governo era considerato il più giusto, il più libero ed il più perfetto cosi come nel contempo, non ci si poté esimere dal considerare tutti i mali provenienti dal Re. Terni assistette alla laicizzazione delle scuole e della vita pubblica alla quale si aggiunsero la leva obbligatoria, la tassazione annonaria, gli espropri forzosi ma anche le violenze gratuite dei soldati francesi e le ruberie dei briganti. Attraverso il culto della nuova religione laica celebrato dai giacobini, che nello stesso anno tramite la Costituzione civile del clero obbligava i sacerdoti al giuramento di fedeltà alla Repubblica trasformandoli in funzionari dello stato, si cercò quindi di educare il popolo ai nuovi ideali democratici e repubblicani appunto. L’elite dirigente ternana, utilizzò questi strumenti anche per cercare l’indipendenza da Spoleto illudendosi di poter agire in maniera autonoma rispetto a Roma ed alla stessa Armata francese. L’annessione di Terni avvenne a seguito della campagna militare portata avanti dal generale francese Macdonald che la occupò dopo aver vinto la battaglia di Civita Castellana, il 5 dicembre, ed aver accerchiato e distrutto Calvi dell’Umbria il 9 dello stesso mese. Le truppe napoletane, che contavano di circa  seimila armati provenienti dal regno e acquartierati fra Piediluco e le Marmore, vennero letteralmente sbaragliate giusto qualche giorno prima, era il 27 novembre, durante la battaglia di Terni e Papigno in quello che era allora il villaggio di Campomicciolo. In quell’occasione i francesi guidati dal generale Louis Lemoine attaccarono le truppe del colonnello Sanfilippo, fatto poi prigioniero, inviate dal Regno di Napoli per restaurare l’autorità papale e che giungevano a loro volta da Rieti, durante la loro marcia di avvicinamento a Terni e con un effetto a sorpresa riuscirono a metterle in rotta. Al loro rientro in città, furono accolte da una popolazione festosa e grata del fatto che la battaglia si fosse consumata fuori dalle mura. Successivamente, con la riconquista di Roma da parte dell’esercito napoletano e con l’intitolazione del generale Diego Naselli  a Comandante Generale Militare e Politico dello Stato Romano, a Terni e nel dipartimento del Clitunno vennero spazzati via tutti i simboli e le istituzioni della Repubblica cosi come tutti gli uomini che li avevano sostenuti. A seguito della discesa del colonnello Gerlanitz che prima entrò a Perugia, poi a Foligno e successivamente a Spoleto, le truppe austro-russe si presentarono a Terni il 14 agosto del 1799. Ciò che era stato giusto prima divenne poi il male, gli austriaci erano i liberatori contro gli oppressori francesi, la Monarchia papale il bene, la Repubblica giacobina l’orrore da estirpare.  Nel momento in cui l’amministrazione fu riconsegnata al governo pontificio, Terni era una città sconvolta dalla rivoluzione, dalla guerra e dalla lotta tra chi, da una parte o dall’altra, fomentando prima il fanatismo repubblicano, armò poi la vendetta monarchica. In tutto questo però, erano ormai stati introdotti quegli elementi di libertà e modernità che avrebbero poi, successivamente all’annessione Napoleonica, fatto da preludio al Risorgimento. Con l’incoronazione ad imperatore di Napoleone Bonaparte avvenuta a Notre-Dame il 2 dicembre del 1804 e quella successiva del 17 marzo 1805 a Re d’Italia, Terni  tornò a fare da base agli eserciti francesi destinati a Roma ed a Napoli. Nell’estate del ’09, come parte del Circondario di Spoleto, Terni  entrò a far parte del Dipartimento del Trasimeno che non era  accorpato al Regno d'Italia e quindi fu resa direttamente dipendente della corona imperiale. Da quando il vessillo francese iniziò a sventolare su Castel Sant’Angelo, era il 10 giugno del 1809, dovettero passare quasi cinque anni affinché papa Pio VII potesse tornare in patria e proprio con il suo passaggio a Terni nel maggio del 1814, si sancì il ritorno della città sotto il potere della Chiesa ma, nonostante una sincera fedeltà da parte della popolazione al potere ecclesiastico, esisteva comunque la necessità di ridimensionare la sua presenza nelle vicende civili, ma di questo ci occuperemo nelle prossime uscite.

di Roberto Pagnanini

 

 

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