Interamna History (12): Quando Terni aveva il suo palio

Col passare dei secoli si è persa memoria delle feste e dei tornei che si disputavano nella Terni medioevale e che erano occasione non soltanto di divertimento, ma anche per allestire mercati liberi da quelli che normalmente erano i dazi e gabelli previsti. Giostre d’arme, tornei o più semplicemente fiere o feste religiose come quella di San Paolo, dell’Assunta o del Santo patrono, erano occasioni per riempire piazze e strade di genti impegnate in giochi e gare d’ogni tipo. Tra le prime di cui si ha nota, ci sono quelle risalenti al ‘300 con la quali si festeggiavano Sant’Anastasio, che insieme a Procolo e San Valentino era co-patrono delle città, e quella  che si celebrava in onore  di San Paolo di Galleto; soprattutto in occasione di quest’ultima, in considerazione anche del fatto che i papi Niccolò IV e Bonifacio IX avessero concesso l’indulgenza plenaria a chi, in occasione della festa, faceva visita alla chiesa del monastero delle Suore Clarisse, luogo dove si celebrava la ricorrenza, si contava sempre su una grande affluenza di pellegrini che favorivano il fiorire di un mercato che durava per ben otto giorni. E con l’occasione si organizzava anche una corsa di cavalli con fantino al termine della quale, al vincitore veniva consegnato un prezioso palio in seta. Tanto era presa in serio la cosa che nel 1427 si rese necessario stabilire delle regole certe e fu cosi che in occasione della seduta consigliare del 6 aprile si stabilì che “Tutti li cavalli che sono venuti o verranno per correre il bravio devono essere iscritti presso il Palazzo dei Priori dal Cancelliere del comune con i nome degli scudieri e bollati nello stesso giorno in cui si corre il bravio con il sigillo del comune, altre cose non vengono ammesse …” Non soltanto questo però, perché il tutto proseguiva con: “Il bravio, mentre si corre, deve essere posto nella Piazza delle colonne …” ed ancora “Il bravio verrà concesso in premio al cavallo che per primo sarà arrivato al bravio con il fantino sopra di lui e il cui fantino per primo avrà toccato quel drappo. Nessun cittadino di qualsiasi condizione, sia abitante , sia del comitato, sia del distretto medesimo o anche forestiero e di qualsiasi sesso, osi o presuma di dare o provocare qualche impedimento in qualsivoglia modo ai detti cavalli mentre corrono al bravio, sotto pene pecuniarie e personali” Detto questo, i Banderari dovevano anche predisporre una milizia ed avevano a disposizione del denaro per comprare del vino destinato a rifocillare i militi. Il percorso della corsa è soltanto ipotizzabile o almeno lo è solo in parte dato che i documenti ritrovati parlano di locus consuetus, una località certamente nota agli allora contemporanei ma molto meno a noi. E’ invece di qualche anno la nota che descrive la mossa data in zona pubblica in prossimità del ponte di Colleluna presso i confini. Quello che si potrebbe ipotizzare è che la corsa prendendo da li il via, poteva proseguire in direzione della città per entrarvi da Porta Sant’Angelo, percorrere poi l’attuale Via Cavour e terminare al traguardo segnato dalla colonna ove si misurava il grano posta a Piazza delle Colonne, l’attuale Piazza della Repubblica. Il premio, palio o bravio, consisteva in un drappo di tessuto rosso che poi successivamente fu cambiato in celeste, recante dipinte presumibilmente  le armi del comune ed il cui valore di circa quindici fiorini d’oro, veniva coperto dalle tasse appositamente imposte alle famiglie ebree residenti in città. Cavalli e cavalieri sfilavano dinnanzi alle autorità per poi essere bollati sul capo con il sigillo dell’angelo. Nomi dei proprietari, dei fantini e dei cavalli venivano rigorosamente registrati ed è cosi che abbiamo memoria di esemplari provenienti da scuderie ternane ma anche di Foligno, Perugia, Urbino, Roma e tanti altri comuni cosi come chi li montava giungeva da Rimini, Mantova, Verona, Milano e molte altre città; anche i soprannomi ci sono giunti e cosi Saltagreppia, Turcus, Catalanus, Tempesta piuttosto che Vallatruvà, Saltamacchia, Arpiega e porta a casa, ci riportano a personaggi non privi di un certo fascino e storia. Ma non soltanto di corse di cavalli ci si divertiva ed un’altra festa documentata è quella che si celebrava in occasione dell’Assunta quando i Consoli ed i Notai delle Arti sfilavano per le vie cittadine il giorno di Ferragosto e quando si rinnovavano i vestiti nuovi, rossi e verdi, di famuli, bayli e trombettieri. Sempre nella stessa giornata si teneva un torneo di tiro con la balestra, anch’essa nella Piazza delle Colonne ed il premio per il vincitore era appunto una balestra ed una faretra con frecce del valore di circa due fiorini d’oro. Il fatto che vi potessero partecipare soltanto cittadini ternani, e proprietari della stessa balestra che si utilizzava in gara, trovava logica nel fatto che si voleva implementare l’uso delle armi e svilupparne la destrezza nell’uso, certamente in vista di quella che avrebbe poi potuto essere una difesa della città in periodi particolarmente delicati come quelle relativi al periodo compreso tra il XV e il XVI secolo. Tornando alla corsa del bravio che negli anni era andata scomparendo, si trovano invece tracce di una rinascita verso la fine del ‘700 e gli inizi del secolo successivo tanto che, nel 1828, venne presentato anche un progetto da parte dell’ingegner Riccardi per la realizzazione di un ippodromo all’interno dell’attuale Passeggiata. Anche se l’impianto non venne mai realizzato, la zona sotto le mura era comunque quella utilizzata per il percorso abituale della corsa al cui vincitore veniva concesso uno stendardo ed un premio in denaro. Anche altri passatempi e divertimenti meno nobili rispetto alle corse dei cavalli o al tiro con la balestra, trovavano comunque spazio nelle giornate dei ternani; la tombola per esempio le cui cartelle venivano poste in vendita presso la bottega del signor Egidi, situata in piazza, e che si giocava dopo la corsa dei cavalli ed il cui ricavato andava in beneficenza all’asilo dell’infanzia. Da non dimenticare anche la Giostra di bestie vaccine con toro esposto alla lotta coi cani che con i loro latrati dovevano portarlo all’impotenza regalando cosi al loro padrone un premio di ben otto scudi. Contro il toro, in un’altra giostra, competevano anche gli uomini in una sorta di corrida che si disputava all’interno dell’anfiteatro Gazzoli, area che successivamente fu occupata dal Politeama. Molte di queste notizie ci giungono anche grazie alla pubblicazione Storia illustrata delle Città dell’Umbria che per ciò che concerne Terni, fu curata da Michele Giorgini.

di Roberto Pagnanini

 

 

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