Incontro con un ex-rossoverde: Giancarlo Bellaccini

Incontro con un ex-rossoverde:
Giancarlo Bellaccini

Parlare del calcio italiano degli anni ‘40/’50 ai giovani di oggi, e di quello ternano in particolare, è un po’ come entrare in un’ipotetica “macchina del tempo” per fare un salto all’indietro e rivivere una realtà che non ha più nulla a che fare con quella odierna. Infatti, cosa è rimasto di quel tipo di vita? Cosa di quel calcio? Ben poco viene da dire. 
L’umanità usciva da una guerra sanguinosa che aveva portato distruzione e morte in tutti gli angoli della Terra e la vita era veramente dura, lasciando ben poco spazio alle gioie ed ai divertimenti. Uno dei maggiori era sicuramente il calcio. Un calcio semplice, frutto di passione vera, magari di voglia di emergere e lasciarsi alle spalle le brutture vissute negli anni appena precedenti.
Sono passati circa 70 anni da allora ed il calcio si è trasformato in qualcosa di ben diverso, non tanto nel gioco in se, che in fondo continua a consistere sempre nel cercare di buttare un pallone in fondo alla porta avversaria, ma soprattutto nel “contorno”. In quegli anni ovviamente non c’erano le pay-tv (e per le categorie “inferiori” nemmeno la radio), i biglietti nominali, la tessera del tifoso, i tornelli, i controlli di sicurezza “asfissianti” di oggi, i violenti incidenti tra opposte tifoserie e tutto quello che di negativo abbiamo oggi. Ed è probabilmente proprio per questo che quel calcio è diventato “mitico” e tanti appassionati ancora rimpiangono quei tempi, vissuti in prima persona o raccontati da parenti ed amici, o dai giornali dell’epoca. Ed il solo ricordo di quel mondo ormai scomparso ancora oggi regala facilmente, a tanti appassionati, un sentimento di nostalgia.
E’ con questo stato d’animo che abbiamo incontrato un ex-rossoverde che quei tempi li ha vissuti indossando la maglia tanto amata da tutti noi, il suo nome è Giancarlo Bellaccini. Uno sportivo completo, ma soprattutto un uomo dallo spirito goliardico, sempre pronto alla battuta e allo scherzo, un po’ ribelle e un po’ “cabarettista”.
Bellaccini nasce a Terni il 10/2/1931 e cresce calcisticamente, nel ruolo di attaccante, nelle giovanili dell’Unione Sportiva Lavoratori Terni, società espressione delle Acciaierie di Terni, società dove lavorava, come la gran parte dei ternani dell’epoca.
Viene ceduto alla Ternana nell’estate del 1947, quando la società rossoverde partecipava alla serie C e rimarrà fino a Novembre del 1952, quando verrà ceduto in prestito prima alla società dell’ Hector Angeli Terni e poi alla Maroso, per poi fare ritorno in maglia rossoverde due stagioni dopo, dove militerà nella formazione “De Martino” dedicata alle riserve. Successivamente verrà ceduto definitivamente alla società ternana della Maroso.
Oggi Bellaccini vive nella nostra città, sempre con quello spirito ribelle e un po’ “cabarettista” che lo ha contraddistinto per tutta la vita e segue ancora, da tifoso, le sorti della Ternana.

1) Lei porta un cognome che nella nostra città viene ricordato soprattutto per un motivo legato a suo padre. Ci vuole ricordare perchè?

Mio padre, oltre ad essere stato per tanti anni un dirigente societario della Ternana, viene ricordato soprattutto per essere stato l’attore protagonista del film “Acciaio”, girato a Terni e nel circondario della città nei primi anni ‘30, oltre che all’interno della “Terni” dell’epoca. Un film che rappresenta un documento storico della nostra città.

2) Lei è nato nella nostra amata città. Che Terni era quella antecedente la guerra?

Io da bambino abitavo in centro, in Via Luigi Nobili, e ricordo una città piccola, entro le mura medioevali, con gli stretti vicoli, le bettole, le botteghe degli artigiani e dei commercianti. 
Con poche centinaia di metri si passava da Corso Tacito all’aperta campagna, dove oggi c’è la zona di Via Cesare Battisti o di Via Leopardi.
Sicuramente una città molto diversa da quella di oggi.

3) Lei ha vissuto la sua adolescenza proprio durante il periodo del conflitto mondiale. Quanto era difficile in quegli anni, per un bambino come lei, poter soddisfare quella passione per il calcio?

In città non c’erano certo le strutture organizzate come al giorno d’oggi e l’unico luogo dove si poteva giocare tranquillamente a calcio era l’Oratorio, in particolare per ciò che mi riguarda, quello di San Francesco della Società Bosico, così denominata perché intitolata a due giovani fratelli che morirono sotto le bombe proprio in quel luogo.
Durante il periodo della guerra purtroppo io e la mia famiglia fummo costretti ad andare a vivere, da “sfollati”, a Porano, nella zona dell’orvietano, visto che la nostra casa fu distrutta in seguito ad un bombardamento.

4) Dove ha cominciato a tirare calci ad un pallone? 

Prima della guerra, io ed i miei amici, passavamo i pomeriggi a giocare a calcio nella piazza, che all’epoca non era ovviamente asfaltata, davanti alla chiesa di San Francesco.
Dopo la guerra, come ho detto, continuammo a giocare in quel luogo, ma questa volta nel campo dell’Oratorio, mentre successivamente andai a giocare con la mia prima società calcistica, l’Unione Sportiva Lavoratori Terni e quindi calcai per la prima volta il campo della “Pista” di Viale Brin. 

5) Arriva alla Ternana nell’estate del 1947, proveniente dalla società ternana dell’Unione Sportiva Lavoratori Terni. Come avvenne il trasferimento?

Mio padre era un dirigente della Ternana e quando ho raggiunto l’età di 16 anni, visto che la Società cercava giocatori da integrare nelle formazioni giovanili, mi ha fatto tesserare.             
6) Ricorda quale era la cifra che era prevista nel suo primo contratto con la Ternana?
Me lo ricordo benissimo! Prendevo 7.500 Lire al mese, quando lo stipendio di un operaio dell’epoca era intorno alle 15.000 Lire. 
7) Lei il primo anno che è arrivato alla Ternana militava nelle formazioni giovanili. Come e dove vi allenavate?
Gli allenamenti venivano svolti il pomeriggio, ovviamente al campo di Viale Brin, e si facevano contro la prima squadra. Molto spesso noi giovani eravamo “vessati” dai giocatori più anziani i quali ci minacciavano di ritorsioni se li avessimo fatti correre troppo o se avessimo fatto loro qualche entrata un po’ troppo dura.
8) La Ternana partecipava al campionato di serie C, girone C e l’allenatore era Mister Cenci. Che caratteristiche aveva come allenatore? Come si rapportava con voi calciatori?
Io facevo comunque parte della rosa della formazione giovanile e l’allenatore non guardava troppo a noi giovani ma piuttosto era interessato ai giocatori della prima squadra. Le mie presenze in prima squadra erano dovute semplicemente alla mancanza dei titolari.
Mister Cenci era comunque una persona molto seria, che dava molta poca confidenza ai giocatori e sicuramente una brava persona.
9) Immagino che eravate giocatori non professionisti. Come riusciva lei a conciliare il lavoro con gli allenamenti, le partite, le trasferte, ecc.?
Una parte dei componenti la rosa, i più anziani, erano professionisti mentre noi più giovani e le riserve eravamo tutti dei lavoratori che avevano la passione del calcio. Io lavoravo alla “Terni” ed il mio orario era dalle 7,30 alle 16,30, però quando avevo gli allenamenti la Società mi permetteva di uscire alle 14,00. Uscivo ed andavo direttamente al campo.
Il sabato la Società faceva le convocazioni di 12/13 giocatori, visto che all’epoca non c’erano ancora le sostituzioni, e si partiva per le trasferte o si aspettava il giorno dopo per la partita in casa. Da questo punto di vista non avevo problemi dato che il mio lavoro prevedeva il riposo il sabato e la domenica.
10) Il suo esordio in maglia rossoverde avvenne a Massa (Massese-Ternana 2-0, il 19-06-1949). Ricorda l’emozione provata al momento che gli fu comunicato dall’allenatore che sarebbe sceso in campo?
Sinceramente non provai emozioni particolari, forse dovuto al fatto che ero giovane ed anche un po’ incosciente. 
Avevo un carattere tale per cui non mi facevo prendere facilmente dalle emozioni ma provai una grande gioia perché avevo una grandissima voglia di giocare. A me interessava solo quello!
11) Nella stagione successiva lei scese in campo cinque volte, suo record personale (ricordiamo ancora una volta che all’epoca non esistevano le sostituzioni). Purtroppo al termine della stessa ci fu la retrocessione in IV Serie. Che campionato fu per lei? Quali le cause, secondo lei, di quel risultato finale negativo?
Ci furono molti problemi di carattere finanziario dato che la Società navigava in brutte acque e per questo motivo c’era molto malcontento, specie tra i giocatori più anziani i quali ad un certo punto si rifiutarono anche di scendere in campo. E’ per questo motivo che venivamo convocati noi giovani in prima squadra, creando ancora più rabbia tra i “senatori”, i quali spesso ce la “facevano pagare” durante gli allenamenti.
Io molto spesso reagivo a questo stato di cose e praticavo il famoso motto “occhio per occhio, dente per dente”, con il risultato che la sera, quando ero a tavola con la mia famiglia, mio padre, che ricordo era un dirigente rossoverde e pertanto era informato su ciò che accadeva, mi sgridava sonoramente.
La fine di questa assurda situazione ambientale non poteva essere altro che la retrocessione!
12) Sempre in quella stagione lei realizza il suo unico goal in maglia rossoverde (Le Signe-Ternana 3-1, il 28-05-1950). Immagino che non ci fu molto da festeggiare, vero?
Di quella giornata, al di là del risultato negativo e del mio goal, ricordo di aver fatto una grande prestazione, risultando tra i migliori in campo insieme a Serlupini. Oltre a quella rete ne realizzai anche un’altra ma l’arbitro purtroppo non la convalidò perché non vide la palla oltrepassare la linea dopo aver battuto sulla traversa e poi sul palo.
13) Le tre stagioni successive la vedranno scendere in campo due sole volte. Cosa accadde? 
Ovviamente erano scelte dei vari allenatori, e di conseguenza io finivo a giocare con la formazione “De Martino”, quella delle riserve. Però c’è anche da dire che io ho sempre preso il calcio come un divertimento puro, sempre pronto alla battuta ed alla risata e quindi fonte di divertimento puro. Questo ovviamente non mi ha aiutato molto ai fini della mia carriera.
A tale proposito racconto un episodio che rende bene l’idea: nella stagione 1952-’53 andammo a giocare a Foligno (Foligno-Ternana 0-0, il 02-11-1952) senza aver effettuato la preparazione estiva. Quel giorno io ero titolare e a pochi minuti dal termine mi capitò l’occasione di arrivare solo davanti al portiere ma, invece di calciare verso la porta il mio tiro, a causa dell’emozione, fu talmente sbilenco che si concluse vicino la bandierina! Pazienza!
Però da quel giorno Mister Cioni non mi fece più giocare e decise la mia cessione nel mercato di Novembre!
14) Tornando indietro, al campionato 1950-’51 di IV Serie, per la Ternana fu un vero e proprio supplizio. Infatti fino alla sera precedente la prima gara non si era ancora sicuri se la Società sarebbe stata in grado di iscriversi. Ci si riuscì solo grazie allo sforzo di alcuni giornalisti locali che si costituirono, dopo le dimissioni in blocco della vecchia Società, in “Comitato Provvisorio di Gestione”. Che ricordi ha di quella incredibile situazione?
Ripeto che quelli erano anni veramente difficili, dove la Società aveva mille problemi. Proprio a causa delle “scarse” (definiamole un po’ così!) finanze societarie, in quella stagione potemmo fare le trasferte grazie al “buon cuore” di un imprenditore ternano, che aveva un’agenzia di auto a noleggio, che ci garantì la possibilità di andare in trasferta portandoci gratuitamente nelle varie città dove dovevamo giocare.
Insomma una situazione societaria veramente disastrata!
15) Come abbiamo visto, nella stagione 1952-’53 lei gioca la sua ultima partita in maglia rossoverde (Foligno-Ternana 0-0, il 02-11-1952). Nel frattempo c’era stata ancora una retrocessione e si era “precipitati” in Promozione Regionale. Lei a Novembre viene ceduto alla Hector Angeli Terni. Ci fu delusione per lei o fu una sua scelta?
Fu una delusione grandissima perché ci tenevo a vestire la maglia rossoverde, però non ci potei fare nulla perché all’epoca erano solo le società che decidevano le sorti dei propri tesserati.
L’Hector Angeli pagò la cifra di 20.000 Lire per il mio cartellino e la cosa singolare fu che la busta che li conteneva la diedero a me con la raccomandazione di consegnarla ai dirigenti della mia nuova squadra. Una cosa sicuramente impensabile ai giorni odierni! 
16) In quegli anni la Ternana giocò i derby con Gubbio, Perugia, Città di Castello, Marsciano e Foligno. Ancora oggi, alcune di queste, sono partite sentitissime dall’ambiente rossoverde. Quanto lo erano anche allora?
Personalmente da ternano, ovviamente, le sentivo molto, però con il carattere che avevo devo dire che l’emozione mi prendeva di più nei giorni antecedenti le partite ma quando poi scendevo in campo tutto spariva e pensavo solo a fare il meglio possibile.
Per quanto riguarda la tifoseria non c’è bisogno di dire che quelle partite erano sentite in modo particolare e spesso capitava che cominciavano ad incitarti diversi giorni prima, seguivano in numero maggiore gli allenamenti, ecc. Però c’è da sottolineare che molto difficilmente accadevano fatti di cronaca gravi come invece capita ai giorni d’oggi. Al massimo ci scappava qualche scazzottata, mai situazioni più incresciose.
17) Ricorda qualche trasferta “proibitiva” per quanto riguarda l’ambiente del tifo locale? 
Personalmente non ho mai avuto quel tipo di esperienza però ricordo mio padre, allora dirigente rossoverde, che raccontava sempre di un episodio avvenuto anni addietro a Gubbio (Gubbio-Borzacchini Terni 0-1, il 01/10/1939) quando il portiere rossoverde Braconi venne colpito così violentemente all’addome da un avversario che fu costretto a subire un intervento chirurgico che lo mise addirittura in pericolo di vita. Una giornata che è rimasta sicuramente nella storia della Ternana!
18) Quanto eravate seguiti dalla tifoseria rossoverde al campo di Viale Brin? 
Ovviamente quello stadio aveva una capienza limitata, almeno se lo rapportiamo all’attuale Liberati, però i gradoni della “Pista”, tra l’altro molto vicini al campo di gioco, vedevano sempre un buon numero di tifosi, appassionati, vocianti, che davano una spinta notevole a noi calciatori in campo. Sicuramente un gran bell’ambiente!
19) Alla Ternana ha avuto diversi allenatori: Cenci, Colaussi, Romboli, Cioni. Quale fu quello con cui legò maggiormente? 
Sinceramente? Con nessuno di loro! 
Questo perché se è vero, come è vero, che l’allenatore doveva decidere i convocati e chi scendeva in campo (ricordiamo ancora che all’epoca non c’erano le sostituzioni quindi i convocati non erano mai più di 13/14) non significava che gli esclusi dovevano essere snobbati, magari anche quando nella partitella infrasettimanale di allenamento erano stati tra i migliori in campo. Insomma ognuno aveva le sue preferenze, come in fondo è giusto che sia, però la considerazione avrei voluto che fosse per tutti uguale. Invece purtroppo non era assolutamente così!
20) Dove vi allenavate e in cosa consistevano gli allenamenti, sia della preparazione che di quelli settimanali durante la stagione? 
Ovviamente ci allenavamo al campo di Viale Brin, in entrambi i casi. Durante il campionato ci allenavamo due volte alla settimana (martedì e giovedì) quando venivano svolti esercizi fisici come la corsa, gli allunghi e la partitella finale, poi il venerdì era previsto un allenamento più tecnico, con cross per le punte, esercitazioni per la fase difensiva e quella offensiva, ecc. Sicuramente un modo di allenarsi molto più leggero rispetto a ciò che si fa oggi.
21) Quale è il ricordo più amaro dei suoi anni con la maglia delle Fere?
Senza ombra di dubbio il giorno dello spareggio-promozione per la serie D contro il Foligno (Foligno-Ternana 1-0 d.t.s., il 25-04-1953) in campo neutro a Perugia! Quel giorno Mister Cioni mi convocò e speravo tantissimo di far parte della rosa che sarebbe scesa in campo in una sfida che sarebbe rimasta nella storia rossoverde. Invece all’ultimo momento decise di non farmi scendere in campo e al posto mio giocò...lui!!! Che delusione!
22) Per concludere: per lei il calcio fu più un divertimento o una possibilità di fare carriera?
Come ho detto, io amavo giocare al calcio quindi lo facevo soprattutto per passione, però logicamente in fondo al cuore avevo la speranza di riuscire a fare una carriera prestigiosa. Credo che sia un sogno di tutti coloro che da giovani iniziano a praticare uno sport, però per uno che ci riesce migliaia e migliaia si perdono lungo il cammino... 
In fondo è un po’ la legge della vita.

La carriera di Bellaccini in rossoverde:
1947-’48: Giovanili
1948-’49 (Serie C, Girone C): Presenze in campionato: 3, 
Goal realizzati: 0 
1949-’50 (Serie C, Girone C): Presenze in campionato: 5, 
Goal realizzati: 1 
1950-’51 (Promozione Interregionale, Girone L): Presenze in campionato: 1, Goal realizzati: 0
1951-’52 (Promozione Interregionale, Girone L): Presenze in campionato: 0,  Goal realizzati: 0 
1952        (Promozione Regionale Umbra): Presenze in campionato: 1,  Goal realizzati: 0 
1954-’55 (formazione “De Martino” riservata alle riserve)

La carriera di Giancarlo Bellaccini: 
1946-’47: Unione Sportiva Lavoratori Terni  
1947-’52: Ternana (Giovanili, serie C, D, e Promozione 
                 Regionale)   presenze: 10 Goal: 1
Novembre 1952-‘53: Hector Angeli Terni
1953-‘54: Maroso Terni
1954-‘55: Ternana (formazione “De Martino”)
1955-‘57: Maroso Terni
                                                                    Marco Barcarotti
(intervista realizzata nel Settembre 2018)

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